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Affitti brevi:gli adempimenti a carico degli intermediari

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle locazioni cd. turistiche, cioè le locazioni brevi di durata inferiore ai 30 giorni, nella Circolare 24 della scorsa settimana. Come chiarito nel documento di prassi, gli intermediari sono tenuti ad effettuare determinati adempimenti in relazione ai contratti di locazione breve stipulati a partire dal 1° giugno 2017. In particolare: se intervengono nella stipula dei contratti, devono comunicare i dati ad essi relativi, individuati con il Provvedimento delle Entrate  e conservare gli elementi posti a base delle informazioni comunicate; se incassano o intervengono nel pagamento del canone di locazione o dei corrispettivi lordi, devono operare una ritenuta nella misura del 21% e conservare i dati dei pagamenti o dei corrispettivi medesimi. La responsabilità circa la veridicità dei dati ricade sul locatore il quale è comunque responsabile della corretta tassazione del reddito e del corretto adempimento di altri eventuali obblighi tributari connessi al contratto nonché della mendacità delle proprie dichiarazioni. Attenzione: la comunicazione dei dati e la effettuazione della ritenuta sono previsti per facilitare l’assoggettamento a tassazione dei redditi prodotti dal locatore persona fisica e, pertanto, devono essere posti in essere dall’intermediario al quale il locatore ha affidato l’incarico, anche nel caso in cui questi si avvalga a sua volta di altri intermediari. 

Riforma del fallimento 2017: accordi di ristrutturazione dei debiti

Il Sento ha approvato il DDL 2681 che propone una vera e propria riforma della disciplina inerente la materia del fallimento. Uno dei punti che dovranno essere affrontati dal Governo, cui è stato delegato il compito entro 12 mesi di adottare gli opportuni decreti, riguarda senz’altro gli “accordi di ristrutturazione dei debiti e piani attestati di risanamento”. In particolare, all’art. 5 sono riportati principi e criteri direttivi volti all’incentivazione degli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi aventi come obiettivo quello di: – assimilare la disciplina delle misure protettive degli accordi di ristrutturazione dei debiti a quella prevista per la procedura di concordato preventivo, salvo incompatibilità; – estendere gli effetti dell’accordo ai soci illimitatamente responsabili, secondo quanto già previsto nella disciplina del concordato preventivo; – prevedere che il piano attestato sia scritto, e abbia data certa e contenuto analitico; – prevedere, sia per l’attestato di risanamento che per l’accordo di ristrutturazione del debito, che nell’eventualità in cui gli stessi siano modificati in forma sostanziale un soggetto professionista indipendente iscritto all’albo dei revisori legali, sia incaricato di rinnovare l’attestazione; – modificare la disciplina degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis e 182-septies (Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria) della Legge fallimentare. Tale tipologia di accordo rappresenta uno strumento per la risoluzione negoziale della crisi dell’impresa a mezzo del quale, l’imprenditore (in stato di crisi) potrà richiedere l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, stipulato con i creditori. Compito del Governo sarà quello di modificare mediante Decreto la disciplina attuale. A tal proposito l’art. 5 del DDL prevede che: sia eliminato o ridotto il limite del 60% dei crediti oggi richiesto per poter omologare l’accordo di ristrutturazione dei debiti, anche al fine limitare l’uso della moratoria del pagamento dei creditori estranei e delle misure protettive (blocco delle procedure esecutive) del patrimonio del debitore; sia estesa l’applicazione delle convenzioni di moratoria anche a creditori diversi da banche e intermediari finanziari, fermo restando il requisito della conclusione dell’accordo con creditori che rappresentino almeno il 75% del passivo riconducibile a una o più categorie giuridicamente ed economicamente omogenee;

Collegato fiscale 2018: incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari

Continuano gli incentivi fiscali a favore degli investimenti in pubblicità. In particolare, l’articolo 4 del collegato fiscale, modificando quando previsto nella cd. Manovra correttiva 2017 ,  prevede che le imprese e i lavoratori autonomi possano fruire anche per gli investimenti sostenuti nella seconda metà del 2017 del credito di imposta previsto per le campagne pubblicitarie su quotidiani, periodici, e sulle radio e tv locali. Il credito di imposta è pari al 75% della quota incrementale dell’investimento rispetto all’anno precedente, al 90% nel caso di microimprese, Pmi e start-up innovative. Inoltre viene riconosciuto un credito d’imposta esclusivamente sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica, anche online effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, purche’ il loro valore superi almeno dell’1 per cento l’ammontare degli analoghi investimenti pubblicitari effettuati dai medesimi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.

Fondo di Garanzia e startup 2017: i finanziamenti agevolati

Da esattamente 4 anni, per effetto di una previsione del DL 179/2012 – lo “Startup Act italiano” – le startup innovative che intendono ottenere un finanziamento bancario possono richiedere l’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI (FGPMI) gratuitamente, seguendo una procedura semplificata che esclude una valutazione di merito creditizio ulteriore rispetto a quella già effettuata dall’istituto di credito, per operazioni di garanzia fino a 2,5 milioni di euro.  Al 30 settembre 2017, data di riferimento per il 13° rapporto trimestrale oggi pubblicato, sono 1.586 le startup innovative che hanno ricevuto un prestito garantito dal FGPMI, per un ammontare complessivo di circa 540 milioni di euro, distribuiti su 2.533 operazioni (482 startup hanno ricevuto più di un prestito). In particolare, negli ultimi tre mesi si sono registrate nuove erogazioni per 61,5 milioni di euro. I prestiti erogati ammontano in media a 212mila euro e presentano una scadenza di circa quattro anni e mezzo. Poco più di un quarto delle operazioni è a breve termine, cioè ha una durata prevista pari o inferiore a 18 mesi.   Allo stato attuale, le operazioni già giunte a scadenza senza attivazione della garanzia rappresentano il 9,2% del totale, mentre il 65% è in regolare ammortamento. Sono solamente 51 le operazioni per cui è stata effettivamente attivata la garanzia del Fondo: un tasso estremamente più contenuto rispetto a quello riportato dalle altre società di capitali di recente costituzione (1,5% contro il 7,9%).     Il FGPMI viene utilizzato con maggiore frequenza dalle startup innovative del Centro-Nord: a livello regionale spicca la Lombardia, che mantiene il primato per  numero di operazioni (666) e risorse mobilitate (circa 175 milioni di euro), seguita dall’Emilia-Romagna e dal Veneto, al secondo e al terzo posto su entrambi i fronti. Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige si collocano ai vertici per tasso di utilizzo dello strumento sul totale regionale delle startup iscritte.    Poco più di un anno fa la possibilità di utilizzare il Fondo di Garanzia in modalità gratuita e semplificata è stata estesa anche alle PMI innovative e il ricorso a tale misura sta vivendo una rapida espansione. Da giugno 2016  le operazioni autorizzate verso questa tipologia di impresa sono 141, ben 40 in più rispetto al 30 giugno 2017, di cui 108 già risultate nell’erogazione di un prestito. Il totale erogato raggiunge i 34,5 milioni di euro, in aumento di 8.5 milioni dallo scorso trimestre.    

Fallimento 2017. Procedura semplificata per gestire la crisi d’impresa

La riforma della disciplina del fallimento definitivamente approvata l’11 ottobre 2017 e ancora in attesa di pubblicazione sulla G.U., con l’art. 1 delega il Governo, ad adottare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi volti a riformare l’attuale disciplina della crisi dell’impresa e dell’insolvenza. Una delle novità di maggior rilevo è contenuta all’art. 4 del DDL rubricato “Procedure di allerta e di composizione assistita della crisi”. La procedura ha come finalità quella di incentivare l’emersione anticipata degli indici di crisi e ad agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori, mediante l’interposizione (tra i due) di un Organo appositamente istituito presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. La procedura ha avvio mediante una segnalazione rivolta all’Organo preposto, all’interno della quale saranno riportati gli indicatori di crisi dell’impresa. La segnalazione potrà provenire: da enti pubblici creditori, riscossori o previdenziali, i quali saranno anche tenuti a segnalare al debitore stesso che l’ammontare del suo debito ha assunto un importo rilevante; dal debitore (titolare dell’impresa), sindaci, revisori. Il DDL, proprio al fine di incentivare gli imprenditori/debitori a “auto-segnalare” le circostanze di crisi che caratterizzano la propria impresa, ha previsto, ove la segnalazione avvenga entro 6 mesi dal verificarsi di determinati indici di natura, l’adozione di misure premiali: di tipo patrimoniale, consistente in una riduzione degli interessi e delle sanzioni connesse i debiti fiscali; di tipo legale, prevedendo la non punibilità per il delitto di bancarotta semplice e per gli altri reati previsti dalla legge fallimentare, quando il danno patrimoniale cagionato sia di particolare tenuità ovvero un’attenuante ad effetto speciale per gli altri reati. A seguito della segnalazione, l’Organo pubblico avrà il compito di: comunicare ai creditori pubblici qualificati, la ricezione della stessa; convocare immediatamente in via confidenziale e riservata il debitore e (quando la società ne sia provvista) i componenti dell’organo di controllo al fine di adottare le misure utili a porre rimedio alla crisi; quando richiesto dal debitore, adottare le misure protettive necessarie per concludere le trattative in corso con i creditori; comunicazione ai creditori pubblici qualificati la conclusione della procedura di allerta e composizione assistita. La procedura di composizione assistita della crisi dovrà concludersi entro 6 mesi dal suo avvio; nell’eventualità in cui la stessa risulti infruttuosa, farà seguito la procedura giudiziaria avviata mediante segnalazione al PM. Quanto detto in merito alla procedura di cui sopra, come stabilito dal DDL che modifica la disciplina fallimentare, non si applica alle società quotate in borsa o in altro mercato regolamentato e alle grandi imprese come definite dalla normativa dell’Unione europea.
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