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Super e iper ammortamento: le proposte del MISE per il 2020

Con un comunicato stampa, il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha proposto alcune modifiche sul Piano Impresa 4.0, al fine di migliorare gli strumenti già esistenti e individuare un nuovo assetto. In particolare, il Ministro Patuanelli ha illustrato i dati disponibili relativi al 2017 delle principali misure agevolative (iper e super-ammortamento, credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo), dai quali si evince come il Piano Impresa 4.0 abbia premiato maggiormente le medie e grandi imprese rispetto alle imprese di minore dimensione.  Le principali proposte sono state: la trasformazione di iper e super ammortamento in credito d’imposta a intensità crescente. In particolare il MISE propone un credito d’imposta pari al 15% fino a 500.000 euro di investimenti, al 6% per investimenti fino a 2 milioni di euro anticipazione del momento di fruizione del beneficio: il credito fiscale è compensabile già a partire da gennaio dell’anno successivo all’investimento Estensione del Credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo anche agli investimenti in innovazione e design. Il ministero propone inoltre la sostituzione del metodo di calcolo incrementale con metodo di calcolo volumetrico con le seguenti intensità: 12% per ricerca e sviluppo fino a 3 mln euro; 6% per innovazione fino a 1,5 mln euro; 6% per design fino a 1,5 mln euro Possibilità di beneficiare del credito d’imposta R&S eliminando il vincolo dell’accordo sindacale aziendale o territoriale, che secondo le associazioni rappresentta il principale ostacolo per l’accesso al beneficio fisclae  Accesso al super ammortamento sui beni immateriali dell’allegato B senza il vincolo dell’acquisto di beni materiali compresi nell’Allegato A. Nel corso dell’incontro è stato infine ricordato che il MISE dedica alle tematiche relative alla Trasizione 4.0 alcuni interessanti agevolazioni a sportello per grandi progetti di R&S focalizzati su industria sostenibile, agrifood, economia circolare, fabbrica intelligente, riconversione produttiva, scienze della vita.

Revisori enti locali minori 2020: ecco cosa cambia

Con nota 15412/2019 il Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sullo schema di regolamento relativo all’elenco dei revisori dei conti degli enti locali e alle modalità di scelta dell’organo di revisione economico-finanziario. Il parere espresso dal Consiglio di Stato è stato positivo. Ma quali modifiche saranno introdotte? Ecco le principali novità che verrebbero introdotte nel DM 23 del 2012: l’innalzamento dei requisiti necessari per assumere l’incarico di revisore dei conti negli enti minori (e dunque per i soggetti da inserire nella fascia iniziale, la n. 1), con l’aumento da dieci a venti crediti formativi e l’introduzione del requisito di una preliminare qualificazione professionale consistente nell’aver prestato presso un ente locale, per almeno diciotto mesi, un incarico di collaborazione ex art. 239, comma 4, del TUEL, o di responsabile del servizio finanziario, ovvero per almeno tre anni un incarico di revisore; l’istituzione di un’apposita fascia dell’elenco per i Comuni con popolazione almeno pari a 50.000 abitanti, le Province e le Città metropolitane, con la previsione di specifici requisiti, formativi e professionali, appositamente differenziati rispetto a quelli delle altre fasce, ovvero: essere iscritti da almeno dieci anni nel registro dei revisori o nell’albo dei commercialisti; aver svolto almeno tre incarichi revisionali di durata non inferiore a tre anni ciascuno, di cui almeno uno in enti della fascia n. 3); aver conseguito almeno dieci crediti formativi (e ciò al fine di assicurare che l’incarico di revisore dei conti negli enti locali di maggiori dimensioni, demografiche e territoriali, venga conferito a soggetti in possesso di una professionalità accresciuta, adeguata ai contesti organizzativi di maggiore complessità, idonea quindi a consentire l’efficace svolgimento dei compiti di vigilanza e di controllo, nel quadro di un più efficace presidio della sana e regolare gestione economico-finanziaria); la previsione del potere ministeriale di organizzare corsi e seminari in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti locali, che consentano il conseguimento del requisito riferito al numero di crediti formativi annuali previsti dal regolamento stesso.  

Bonus ricerca e sviluppo: i chiarimenti di Assonime in caso di errore

Nuova circolare di Assonime dedicata a “Le sanzioni per gli errori commessi in sede di applicazione del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo”. In particolare nella Circolare 23 del 14 novembre 2019 Assonime (Associazione fra le società italiane per azioni) ha affrontato il regime sanzionatorio ricollegabile agli errori commessi dai contribuenti nell’identificazione dell’ambito oggettivo del credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo. Il credito R&S consiste in un credito d’imposta al 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo. In generale sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali. Andiamo con ordine. Il problema affrontato nella circolare è l’errore nell’identificazione dell’ambito oggettivo del credito in quanto le imprese devono verificare l’appartenenza dell’investimento ad una delle “attività agevolate”. Il fatto che la corretta identificazione delle attività agevolabili non sia facile si evince anche dalla Risoluzione 40 del 2 aprile 2019 dove per rispondere alla corretta categorizzazione l’Agenzia delle Entrate ha interpellato il MISE. La risposta è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare dove è stato chiarito che in ogni caso non sono stati modificati i criteri di individuazione delle attività ammissibili al bonus. Molte imprese hanno così chiesto se per i periodi d’imposta 2015-2017 (sui quali dunque le indicazioni fornite nella Risoluzione 40/2019 non sono utili) l’esimente dalle sanzioni per obiettive condizioni di incertezza interpretativa. Come si evince dall’abstract della Circolare, nel caso appunto di errore nell’identificazione delle spese agevolabili “la sanzione più appropriata (…) dovrebbe essere quella prevista per il credito non spettante, mentre quella più grave per il credito inesistente dovrebbe trovare applicazione solo nelle più circoscritte ipotesi connotate da fraudolenza”. Data l’obbiettiva incertezza, il documento termina auspicando un intervento del legislatore (norma di carattere interpretativo) per chiarire questo aspetto.

Scontrino elettronico per le vendite giudiziarie al dettaglio

All”attività di vendita al dettaglio di beni da parte degli istituti vendite giudiziarie si applicano le disposizioni generali fissate dall’articolo 22 del Dpr n. 633/1972, secondo le quali “l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: 1) per le cessioni di beni effettuate da commercianti al minuto autorizzati in locali aperti al pubblico, in spacci interni, mediante apparecchi di distribuzione automatica, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante; …”. Da ciò deriva che: fino al 31 dicembre 2019 vi è l’obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale di cui all’articolo 12, comma 1 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 e al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696; dal 1° gennaio 2020 – termine anticipato al 1° luglio 2019 per i soggetti convolume d’affari superiore a 400.000 euro – vi è invece l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi ai sensi dell’articolo 2, comma 1,del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127. Lo ha affermato l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’Interpello del 15.11.2019 n. 489, precisando inoltre che l’attività in esame non è ricompresa tra quelle specificamente esentate dagli obblighi di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, il cui elenco è definito nel DM del 10.05.2019. La richiesta di chiarimento è pervenuta da un Istituto vendite giudiziarie che si occupa prevalentemente della vendita dei beni delle procedure esecutive e concorsuali, e tra le categorie di beni trattati rientrano anche beni mobili, venduti mediante aggiudicazione in blocco. In merito agli adempimenti fiscali derivanti da queste vendite al dettaglio, l’istituto ha chiesto se fosse tenuto all’obbligo di emissione dello “scontrino elettronico”, e di conseguenza obbligato a dotarsi di un registratore di cassa per ogni singola procedura.

Legge di bilancio 2020: pioggia di emendamenti in Senato

Presentati gli emendamenti al Disegno di Legge bollinato dalla Ragioneria Generale che contiene il testo della Legge di bilancio 2020. Per una panoramica delle principali misure della manovra 2020 si rimanda alla lettura dell’articolo Legge di bilancio 2020: guida alle novità Come riportato sul Sole 24 ore di oggi (*) gli emendamenti presentati in Commissione bilancio al Senato sono stati ben 4.550. Questi sono stati gli emendamenti presentati ma per sapere su quanti effettivamente partirà il confronto bisogna aspettare la “potatura” sull’ammisssibilità o meno degli stessi. Si ricorda che il testo definitivo della Legge di bilancio deve essere approvato da entrambe le Camere entro il 31 dicembre 2019, affrontando quella che sembra una corsa contro il tempo. Le principali norme oggetto di emendamenti sono state le seguenti: Dichiarazione precompilata per i forfettari che utilizzano solo fatture elettroniche e che tracciano i pagamenti con strumenti elettronici Riduzione della cd. plastic tax (la tassa sulla plastica che riguarda i manufatti che non possono essere riutilizzati per scopi diversi rispetto quello a cui sono stati creati) da 1 euro a 80 centesimi. Ma anche qui gli emendamenti si sprecano, e una parte della maggioranza ne chiede l’abrogazione. Maggiori incentivi ambientali :proposta l’introduzione del “vuoto a rendere” per imballaggi di vetro, plastica e alluminio  Riduzione della cd. sugar tax (la tassa sulle bevande zuccherate) che dovrebbe essere ridotta da 10 euro per ettolitro a 8 eruo eo da 0,25 a 0,20 euro al kilo. Proposti emendamenti che incentivino succhi 100% di frutta e bevande analcoliche poco zuccherate Modifica alla stretta sulle auto aziendali in uso ai dipendenti, che dovrebbe diventare decisamente più soft (tassazione dal 30 al 15% per le auto elettriche o ibride e dal 60-100% al 40% per gli altri veicoli) Stop alla proroga di Quota 100 per un altro anno *: Sole 24 ore n. 319 del 19.11.2019 – pagina 2 -Articolo di Marco Mobili e Marco Rogari

Nuovi obblighi degli amministratori nel Codice della Crisi

Le previsioni introdotte con la Riforma delle procedure concorsuali (D.Lgs. 12 gennaio 2019) in materia di assetti organizzativi dell’impresa e del sistema di revisione e controllo, costituiscono un onere rilevante per le imprese italiane chiamate ad adeguarsi, in termini di costi e di inalzamento della responsabilità degli amministratori ma anche un’occasione di crescita e sviluppo. In particolare, il Legislatore ha introdotto all’art. 375 CCI (che modifica in maniera rilevante l’art. 2086 c.c.) il dovere, per l’imprenditore collettivo: di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa; di attivarsi per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. L’obiettivo concreto che il legislatore intende perseguire con il duplice obbligo imposto all’imprenditore è quello di prevenire una situazione di crisi irreversibile e giungere alla composizione della stessa. La norma va letta in coordinamento alle nuove disposizioni in materia di revisione e controllo. Vengono infatti introdotti obblighi di segnalazione interna (ex art. 14 CCI,) affidati agli organi di controllo societari ed esterna (ex art. 15 CCI), in capo ai creditori pubblici qualificati. Tali verifiche rispondono all’esigenza di garantire la correttezza degli adempimenti posti in essere dagli amministratori, dando così vita al sistema delle procedure di allerta e gestione della crisi volto a rendere efficace l’obiettivo del legislatore di prevenire la situazione di insolvenza irreversibile e garantire la conservazione dell’impresa. Dal quadro cosi delineato emerge un impianto normativo destinato ad impattare sicuramente i sistemi di corporate governance delle imprese ma anche il mondo professionale (a partire dai dottori commercialisti) chiamato a rendersi sempre più competitivo e tecnologicamente avanzato per sostenere adeguatamente l’imprenditore nel percorso di risanamento. Si auspica pertanto che le imprese riescano a dotarsi degli strumenti richiesti dalla nuova normativa già pienamente efficace (tra cui spicca l’art. 375 CCI, entrato in vigore già dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del CCI e quindi a partire dal 16 marzo 2019) nonché a garantire il sistema degli obblighi di verifica e segnalazione della crisi le cui disposizioni entreranno in vigore allo scadere dei diciotto mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (e quindi il 15 agosto 2020) tenendo anche conto dei correttivi che nel frattempo interverranno con gli opportuni decreti.
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