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Tassazione dividendi non black list e dichiarazione redditi

Per i dividendi su partecipazioni non black list percepiti dal 1.1.2018, si applica la ritenuta a titolo di imposta del 26%, indipendentemente dall’entità della partecipazione detenuta (partecipazioni qualificate e non qualificate). Per quanto riguarda la tassazione dei dividendi esteri, se percepiti direttamente dal contribuente senza applicazione di ritenuta da parte di un intermediario finanziario residente, si deve applicare l’art. 18 del TUIR secondo cui il contribuente deve applicare un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi pari al 26% dell’ammontare percepito. Sia nelle istruzioni al modello redditi 2020 – sezione V del quadro RM – sia nella recente risposta ad interpello del 21 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate sostiene che l’ammontare da tassare in tale quadro sia il lordo percepito, a nulla rilevando le eventuali ritenute subite dal contribuente all’estero. Quindi, nel rigo RM12 del modello REDDITI 2020 dovrà essere indicato l’ammontare lordo degli interessi percepiti dal contribuente. Si tenga presente che la persona fiscica residente in Italia e titolare di partecipazioni estere, un tempo nella sola misura in cui non qualificate, oggi e a regime quale che sia l’entità della sua azione o quota, trova un parziale ristoro allo scenario innanzi descritto in sede di incasso di utili assoggettati a ritenuta in uscita nello Stato di localizzazione della società: in tale evenienza, infatti, sul presupposto che trattasi di dividendi non originati da imprese che beneficiano di regimi fiscali privilegiati, gli intermediari che intervengono nella relativa riscossione operano una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 26%, ex art. 27, comma 4 del DPR 600/73, applicata, così recita il successivo comma 4-bis, “al netto delle ritenute applicate dallo Stato estero”. Le conseguenze derivanti in tale contesto dall’irrecuperabilità della eventuale tassazione subita oltreconfine, a mezzo dell’ordinario credito d’imposta ex art. 165 del TUIR, sono quindi parzialmente attenuate dall’applicazione della ritenuta in commento sull’importo degli utili effettivamente incassato (al netto, cioè, dell’eventuale imposizione scontata fuori dall’Italia). Completa il quadro la previsione di cui al comma 5 della norma secondo cui, lo si segnala per completezza, la ritenuta non è operata qualora la persona fisica residente dichiari all’atto della percezione che gli utili riscossi sono relativi alla propria attività di impresa. Quindi, solo nel caso di intervento dell’intermediario residente si può applicare questa disposizione. Per quanto riguarda invece l’eventuale recupero di ritenute estere subite dal contribuente, si segnala che l’art. 10 delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia (conforme allo schema generale del modello OCSE) prevede un’attenuazione del prelievo alla fonte sui dividendi erogati da un soggetto residente in uno Stato contraente e percepiti da un soggetto residente nell’altro Stato che ne sia il beneficiario effettivo (normalmente le aliquote applicabili vanno dal 10% al 15%). In sostanza, non viene stabilito il principio della tassazione dei dividendi, in via esclusiva, né nello Stato di residenza del beneficiario né nello Stato nel quale è residente la società che eroga i dividendi. La possibilità per il contribuente residente di detrarsi dalle imposte sui redditi italiane la tassazione scontata oltreconfine, per come legittimata dall’eventuale Convenzione esistente, è subordinata, tra le altre, alla condizione per cui i redditi prodotti all’estero concorrano alla formazione del reddito complessivo. In ragione di tale condizione, non superabile in via pattizia, le fattispecie assoggettate in Italia a ritenuta a titolo d’imposta, a imposizione sostitutiva o ancora a tassazione separata vedono strutturalmente irrisolto il problema della doppia imposizione giuridica, tipico appunto degli scenari di fiscalità internazionale.  

Superbonus in vigore dal 1 luglio: detrazione del 110% per risparmio energetico

In vigore il Superbonus che dal 1° luglio prevede una detrazione del 110% per le spese effettuate con riferimento a interventi di risparmio energetico e antisismici sugli edifici. Ciò è quanto previsto dall’art. 119 del decreto Rilancio (d.l. 34/2020) che nell’ultimo periodo ha subito moltissimi correttivi. Vediamo quindi le maggiori novità contenute nell’ultima formulazione dell’emendamento sul Superbonus in fase di approvazione alla Camera: l’allargamento del perimetro di applicazione del superbonus al 110%. In particolare è prevista l’estensione degli sgravi anche alle seconde case specificando che si applica  alle unità immobiliari all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno (trattasi di villette a schiera e restando invece escluse ville, castelli e case di lusso ); l’accesso al superbonus anche da parte dei contribuenti del terzo settore (organizzazioni non lucrative di utilità sociale, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale); la modifica ai massimali di spesa per gli interventi di coibentazione (cfr. cappotto termico), con differenze in base alla tipologia di edificio. In particolare, si passa dagli attuali 60mila euro ad unità abitativa a tre fasce di limiti di spesa: 50mila per gli edifici unifamiliari (cioè singoli), 40mila per gli immobili da due a otto unità abitative e 30mila euro per gli edifici con più di otto unità; l’ estensione del superbonus fino al 30 giugno 2022 solo per gli interventi di efficienza energetica per le case di edilizia popolare (interventi effettuati su immobili Iacp); il riconoscimento della detrazione del 110% anche con riferimento alle opere di efficientamento energetico su immobili che vengono demoliti e ricostruiti e non solo su quelli già esistenti; l’inclusione nel sismabonus anche degli interventi di realizzazione di sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici; la limitazione con riferimento alle persone fisiche non esercenti attività di impresa o arti e professioni a godere del beneficio solo  per interventi effettuati su un massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio. Si segnala inoltre che l’emendamento del Governo sposta il termine per l’emanazione del provvedimento attuativo da parte dell’Agenzia delle Entrate. I 30 giorni decorrono dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl.

Contributi per proposte progettuali educative per bambini: come fare domanda

“EduCare” è l’avviso pubblico reso noto sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri relativo a finanziamenti per incentivare la ripresa delle attività educative, ludiche e ricreative dei bambini e dei ragazzi, promuovere l’attuazione di interventi progettuali, anche sperimentali e innovativi, di educazione non formale e informale e di attività ludiche. Il progetto “EduCare”, a cura Dipartimento per le politiche della famiglia prevede un finanziamento complessivo di 35 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche della famiglia stanziate per l’esercizio finanziario 2020. Soggetti beneficiari enti locali, in forma singola o associata; scuole pubbliche e parificate di ogni ordine e grado; servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia statali e paritarie; organizzazioni senza scopo di lucro nella forma di Enti del terzo settore ed enti ecclesiastici e religiosi. Contenuti dei progetti da presentare Le proposte progettuali dovranno contribuire allo sviluppo delle potenzialità fisiche, intellettuali, emotive e sociali dei bambini e dei ragazzi come individui attivi e responsabili all’interno delle proprie comunità a livello nazionale e locale e promuovere il loro impegno verso la società che li circonda, nel rispetto delle differenze culturali, linguistiche, religiose, etniche e di genere. Tutte le iniziative dovranno rispettare le indicazioni sulla riapertura in sicurezza delle attività ludiche e ricreative fornite dalle linee guida elaborate ai vari livelli di Governo. (per le linee guida si lagga “Servizi per l’infanzia e l’adolescenza: ecco la scheda tecnica anti-covid”) Per approfondimento sul contenuto e iter delle domande si legga l’Avviso di EduCare scaricabile qui Durata del progetto I progetti ammessi a finanziamento dovranno avere una durata di 6 mesi. Presentazione delle domande Per accedere al finanziamento occorrerà presentare la domanda via PEC all’indirizzo: [email protected], unitamente alla documentazione richiesta dal bando all’art 6 commi 10 e 12. Format 1 della domanda La domanda deve essere trasmessa esclusivamente, pena l’inammissibilità, da un indirizzo di posta elettronica certificata intestato al soggetto proponente o al capofila responsabile per i soggetti di cui all’articolo 5, comma 3. 4 dell’avviso. Nell’oggetto della PEC deve essere indicato il codice “EDUCARE2020” e la denominazione del soggetto proponente e per i soggetti di cui all’articolo 5, comma 3, la denominazione del solo capofila. QUI sono consultabili le risposte a domande frequenti aggiornate al 26 GIUGNO I soggetti interessati a delucidazioni su EduCare potranno, fino al 30 novembre 2020 inviare quesiti informativi all’indirizzo di posta elettronica certificata: [email protected], specificando nell’oggetto l’articolo o gli articoli dell’avviso sul quale si intende avere informazioni.

Il principio della continuità aziendale nel decreto Rilancio

L’articolo 2423-bis, comma 1, n. 1, c.c. prevede che la valutazione delle voci di bilancio sia fatta nella prospettiva della continuazione dell’attività e quindi tenendo conto del fatto che l’azienda costituisce un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito. Nella fase di preparazione del bilancio si deve effettuare una valutazione prospettica della capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un prevedibile arco temporale futuro, relativo a un periodo di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio. Nei casi in cui vengano identificate significative incertezze in merito a tale capacità, nella nota integrativa dovranno essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate e alle incertezze identificate, nonché ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze. L’emergenza sanitaria, evento di carattere eccezionale, ha messo in difficoltà molte imprese e l’applicazione del principio comprometterebbe la prosecuzione dell’attività per molti. Già il decreto Liquidita’ (art.7 DL23/2020) era intervenuto introducendo una “disposizione temporanea sui principi di redazione del bilancio” dando la possibilità di applicare comunque per i bilanci d’esercizio al 31.12.2020 il principio della continuità aziendale qualora esistente nell’ultimo bilancio di esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020.  Di fatto veniva sospeso, per tutto l’anno 2020 l’applicazione del postulato di bilancio relativo alla continuità aziendale. Il decreto Rilancio riformula ancora meglio quanto stabilito dal decreto Liquidita’, per dare maggiore certezza agli amministratori, revisori e sindaci che si trovano a dover dare atto nella nota integrativa dei fatti avvenuti anche dopo la chiusura dell’esercizio. La norma introdotta (attualmente rubricata sotto l’art. 38 bis) stabilisce che: Nella predisposizione dei bilanci il cui esercizio è stato chiuso entro il 23 febbraio 2020 (di regola i bilanci chiusi al 31 dicembre 2019) e non ancora approvati, la valutazione delle voci e della prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423-bis, primo comma, numero 1), del codice civile è effettuata non tenendo conto delle incertezze e degli effetti derivanti dai fatti successivi alla data di chiusura del bilancio. Le informazioni relative al presupposto della continuità aziendale sono fornite nelle politiche contabili di cui all’articolo 2427, primo comma, numero 1), del codice civile. Restano ferme tutte le altre disposizioni relative alle informazioni da fornire nella nota integrativa e alla relazione sulla gestione, comprese quelle relative ai rischi e alle incertezze concernenti gli eventi successivi, nonché alla capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito. Nella predisposizione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, la valutazione delle voci e della prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423-bis, primo comma, numero 1), del codice civile può comunque essere effettuata sulla base delle risultanze dell’ultimo bilancio di esercizio chiuso entro il 23 febbraio 2020. Le informazioni relative al presupposto della continuità aziendale sono fornite nelle politiche contabili di cui all’articolo 2427, primo comma, numero 1), del codice civile anche mediante il richiamo delle risultanze del bilancio precedente. Restano ferme tutte le altre disposizioni relative alle informazioni da fornire nella nota integrativa e alla relazione sulla gestione, comprese quelle relative ai rischi e alle incertezze derivanti dagli eventi successivi, nonché alla capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito. L’efficacia delle disposizioni del presente articolo è limitata ai soli fini civilistici.

Bonus per motorini e moto elettrici anche senza rottamazione

Nella bozza di conversione del Decreto Rilancio datata 30 giugno 2020 viene inserito l’art. 44-bis rubricato “Modifica all’articolo 1, comma 1057, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, in materia di incentivi per l’acquisto di motoveicoli elettrici o ibridi” In particolare, l’art 44 bis va a modificare quanto introdotto con la Legge di Bilancio 2019 in merito ai veicoli elettrici a due ruote (moto e motorini elettrici): ampliando le categorie di veicoli oggetto della agevolazione prevedendo anche la NON obbligatorietà della rottamazione aumentando la percentuale di contributo concessa per l’acquisto in caso di rottamazione aumentando il tetto massimo del contributo per l’acquisto in caso di rottamazione Stando a quanto recita la norma nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di aiuti di Stato, il contributo spetta a coloro che, nell’anno 2020, acquistano, anche in locazione finanziaria, e immatricolano in Italia un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica. Il contributo spetta nella misura del 40% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 4.000 euro, nel caso sia consegnato per la rottamazione un veicolo di categoria euro 0, 1, 2 o 3 ovvero di un veicolo che sia stato oggetto di ritargatura obbligatoria. Per avere diritto alla agevolazione occorre essere proprietari o intestatari del veicolo da rottamare da almeno dodici mesi ovvero ne deve essere proprietario o intestatario, sempre da dodici mesi, un familiare convivente. Qualora invece non vi sia rottamazione lo sconto spetta nella misura del 30% del prezzo di acquisto e fino ad un massimo di 3.000 euro come previsto dalla precedente versione dell’incentivo. I veicoli interessati dall’incentivo sono i veicoli elettrici o ibridi nuovi di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7 La platea delle due ruote viene perciò notevolmente ampliata poiché prima riguardava solamente le L1 ed L3. Attenzione va prestata al fatto che la nuova versione del comma 1057 dell’art 1 Legge 145/2018 stabilisce che il contributo può essere riconosciuto fino a un massimo di cinquecento veicoli acquistati nel corso dell’anno e intestati al medesimo soggetto. In caso di acquisti effettuati da soggetti fra i quali sussiste il rapporto di controllo di cui all’articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile, ossia le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, il suddetto limite di cinquecento veicoli è riferito al numero complessivo dei veicoli da essi acquistati nel corso dell’anno.  

Come cedere il credito di imposta sulle locazioni

Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 250739/2020 del 1° luglio 2020 vengono chiarite le modalità di cessione dei crediti di imposta per botteghe e negozi e dei crediti di imposta sulle locazioni di immobili ad uso non abitativo. I suddetti crediti sono stati previsti dai decreti anti-covid e i beneficiari potranno cederli inviandone comunicazione alla agenzia delle entrate a partire dal 13 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 tramite i servizi web appositi della stessa agenzia. Con altro provvedimento della agenzia verrà disciplinata la possibilità di invio della comunicazione di cessione del credito sulle locazioni tramite intermediari autorizzati. In particolare i crediti di imposta disciplinati dal provvedimento in oggetto riguardano: botteghe e negozi, di cui all’articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda di cui all’articolo 28del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 Ricordiamo che il credito di imposta può essere ceduto, oltre che utilizzato in modo diretto, dal beneficiario ai sensi dell’art 122 del DL 34/2020. La cessione può avvenire nei confronti di vari soggetti inclusi istituti di credito ed altri intermediari finanziari per la quota non utilizzata direttamente. Tali soggetti potranno a loro volta utilizzare i crediti ceduti (da loro ricevuti) in compensazione o cedendoli ad altri ancora. Attenzione va prestata al fatto che con circolari n 8/E e 14/E del 2020 l’agenzia ha già chiarito che per poter fruire del credito di imposta è necessario che il canone sia stato effettivamente pagato. La cessione del credito deve essere comunicata alla Agenzia delle Entrate tramite apposito modello scaricabile qui. La comunicazione deve essere inviata dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2021 da parte del beneficiario che ha maturato il credito, e dovrà contenere, pena l’inammissibilità, i seguenti dati: il codice fiscale del soggetto cedente che ha maturato il credito d’imposta; la tipologia del credito d’imposta ceduto e, per il credito sulle locazioni degli immobili ad uso non abitativo e affitto di azienda, il tipo di contratto a cui si riferisce; l’ammontare del credito d’imposta maturato e, per il credito sulle locazioni degli immobili ad uso non abitativo e affitto di azienda, i mesi a cui si riferisce; l’importo del credito d’imposta ceduto; gli estremi di registrazione del contratto in relazione al quale è maturato il credito d’imposta; il codice fiscale del cessionario o dei cessionari, specificando l’importo del credito ceduto a ciascuno di essi; la data in cui è avvenuta la cessione del credito. I cessionari dei crediti ceduti possono a loro volta decidere di utilizzare il credito: in compensazione cedendolo a soggetti terzi L’utilizzo in compensazione con modello F24 va fatta con i servizi telematici della agenzia, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. I crediti in compensazione possono essere fruiti a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla comunicazione di cessione del credito previa accettazione da parte del cessionario da comunicare tramite le funzionalità dell’area riservata del sito web della agenzia. In altri termini il cessionario prima di poter utilizzare un credito in compensazione deve aver provveduto alla accettazione dello stesso da parte del cedente. Solo allora potrà procedere. Da notare che la quota di credito ceduto non utilizzata entro il 31 dicembre dell’anno in cui è stata fatta la comunicazione non potrà più essere ceduta, compensata, né chiesta a rimborso. Con prossimo provvedimento della agenzia verranno istituiti i codici tributi necessari all’utilizzo in compensazione dei crediti ceduti. L’altra opzione di utilizzo da parte del cessionario è la ulteriore cessione entro il 31 dicembre dell’anno in cui è avvenuta la comunicazione della prima cessione del credito. In questo caso la comunicazione della seconda cessione deve, pena l’inammissibilità, essere fatta dal cedente, cessionario del primo credito, con le funzionalità dell’area riservata del sito della agenzia. Il successivo cessionario potrà avere gli stessi diritti dei suoi aventi causa, dopo l’accettazione della cessione. Sulla cessione dei crediti si leggano gli altri articoli: Crediti d’imposta canoni di locazione: regole e modalità di cessione Decreto Rilancio: bonus sulle locazioni non abitative e affitto d’azienda Codice tributo credito di imposta per botteghe e negozi: cosa indicare in F24 Cessione dei crediti di imposta: le regole nel Decreto Rilancio
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