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Fase 2: le linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato, con il supporto degli uffici di prevenzione dei Dipartimenti di Sanità pubblica e all’unanimità (ai sensi dell’art. 1 comma 14 del decreto-legge n. 33/2020) l’aggiornamento e l’integrazione alle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive”. In particolare sono state aggiunte le schede relative ai settori: strutture ricettive all’aperto (campeggi); rifugi alpini; attività fisica all’aperto; noleggio veicoli e altre attrezzature; informatori scientifici del farmaco; aree giochi per bambini; circoli culturali e ricreativi; formazione professionale; cinema e spettacoli; parchi tematici e di divertimento; sagre e fiere; servizi per l’infanzia e l’adolescenza; Queste si aggiungono alle schede tematiche precedentemente pubblicate relative ai principali settori di attività, quali: ristorazione attività turistiche (balneazione) strutture ricettive servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti) commercio al dettaglio commercio al dettaglio su aree pubbliche (mercati, fiere e mercatini degli hobbisti) uffici aperti al pubblico piscine palestre manutenzione del verde musei, archivi e biblioteche Questo testo, ha dichiarato il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, offre un quadro di certezze a molti settori che erano in attesa, consentendo un’applicazione omogenea delle disposizioni su tutto il territorio nazionale.   La versione aggiornata delle “Linee guida” della Conferenza delle Regioni è stata poi inviata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro della Salute, Roberto Speranza e al ministro per gli Affari Regionali. Francesco Boccia, perché si possa procedere all’aggiornamento del DPCM del 17 maggio 2020 ai fini della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, anche per un coerente coordinamento dei testi. In allegato il testo delle Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive che sono diventate l’allegato 17 del DPCM 17 maggio 2020 pubblicato in Gazzetta lo stesso giorno. Tutte le indicazioni riportate nelle singole schede tematiche devono intendersi come integrazioni alle raccomandazioni di distanziamento sociale e igienico-comportamentali finalizzate a contrastare la diffusione di SARS-CoV-2 in tutti i contesti di vita sociale. Per tutte le procedure di pulizia, disinfezionee sanificazione, di aerazione degli ambienti e di gestione dei rifiuti si rimanda alle indicazioni contenute rispettivamente: nel Rapporto ISS COVID-19 n. 19/2020 “Raccomandazioni ad interim sui disinfettanti nell’attuale emergenza COVID-19: presidi medico chirurgici e biocidi”, nel Rapporto ISS COVID-19 n. 5/2020 “Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2”, e nel Rapporto ISS COVID-19 n. 3/2020 “Indicazione ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2”, e nel Rapporto ISS COVID-19 n. 21/2020 “Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico-ricettive e altri edifici ad uso civile e industriale non utilizzato durante la pandemia COVID-19”. Le presenti schede tecniche contengono indirizzi operativi specifici validi per i singoli settori di attività, finalizzati a fornire uno strumento sintetico e immediato di applicazione delle misure di prevenzione e contenimento di carattere generale, per sostenere un modello di ripresa delle attività economiche e produttive compatibile con la tutela della salute di utenti e lavoratori. In particolare, in ogni scheda sono integrate le diverse misure di prevenzione e contenimento riconosciute a livello scientifico per contrastare la diffusione del contagio, tra le quali: norme comportamentali, distanziamento sociale e contact tracing. Resta inteso che in base all’evoluzione dello scenario epidemiologico le misure indicate potranno essere rimodulate, anche in senso più restrittivo.  

Le quotazioni degli immobili in una App “OMI MOBILE”

L’applicazione per dispositivi mobili “OMI Mobile” consente la consultazione delle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) direttamente dal proprio dispositivo mobile. Si tratta di una piattaforma dedicata specificatamente ai sistemi operativi Ios e Android che è stata recentemente rinnovata e aggiornata, al fine di garantire la massima funzionalità agli utenti, anche in termini di rapidità nell’accesso alle informazioni. Vediamo di seguito che cosa consente: effettuare domande alla banca dati OMI relative alle quotazioni dei valori degli immobili; verificare gli intervalli delle quotazioni medie di compravendite e locazioni; L’applicazione è in grado di fornire i dati richiesti con riferimento a: varie tipologie di immobili come quelli ad uso residenziale, commerciale, produttivo e del settore terziario; immobili situati in zone territoriali facilmente individuabili sull’ apposita mappa che comunque coprono l’intero territorio nazionale; un periodo di tempo a partire dal primo semestre del 2016. Per utilizzare l’applicazione è sufficiente inserire l’indirizzo che interessa visionare o semplicemente sfruttare la posizione nella quale ci si trova e che il sistema è in grado di rilevare sulla mappa. Naturalmente, al fine di garantire la tutela della normativa in materia di privacy, l’autorizzazione all’utilizzo della posizione del dispositivo e il consenso alla geolocalizzazione dell’utente tramite Gps vengono appositamente richieste dal sistema al primo accesso. Per ottenere l’applicazione basta scaricarla gratuitamente dallo store digitale dedicato alle piattaforme iOS e Android.. Si fa presente inoltre che la versione web “Omi Mobile” di consultazione delle quotazioni immobiliari non è più disponibile e che il nuovo servizio amplia le modalità di consultazione dei dati già disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Il Decreto Rilancio rafforza le misure per disabili e non autosufficienti

L’art 104 rubricato “Assistenza e servizi per la disabilità” del Decreto Rilancio, tra le altre misure riservate ai soggetti disabili, ne prevede di specifiche per rafforzare i servizi e i progetti di supporto alla domiciliarità per le persone disabili non autosufficienti nonché per sostenere chi si prende cura di loro. Nello specifico il decreto prevede nuove risorse per fondi già esistenti utilizzati a livello regionale per aiuti alle persone con disabilità: è stato aumentato a 90 milioni di euro il Fondo per le non autosufficienze destinando 20 milioni di euro per progetti che abbiano a scopo la vita indipendente del disabile. è incrementato di 20 milioni di euro il Fondo dopo di Noi, per la realizzazione di alloggi innovativi è istituito il Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità nello stato di previsione del MEF (Ministero della economia e delle finanze) per un massimo di 40 milioni di spesa per il 2020 da trasferire al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio. Prima di analizzare nello specifico i Fondi previsti per favorire l’indipendenza delle persone disabili ricordiamo che è stata la Legge 162/1998 ha introdurre un riferimento esplicito al diritto ad una vita indipendente per le persone disabili nella legge quadro per l’assistenza. La stessa legge ha previsto la possibilità per le Regioni di istituire programmi di aiuti alla persona per favorire alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia, il raggiungimento pieno di tale diritto grazie a: assistenza domiciliare aiuto personale servizi di accoglienza per periodi brevi o di emergenza riservati a persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale. Successivamente la Legge n. 112/2016 ha rafforzato il quadro sul diritto dei disabili ad una vita indipendente con il Fondo dopo di Noi, ed è stata seguita da altre linee guida a carattere nazionale e adottabili dalle singole regioni come intervento a favore dei disabili. Vediamo nel dettaglio i fondi su elencati sui quali è intervenuto anche il Decreto Rilancio mettendo a disposione risorse ulteriori: Fondo per le non autosufficienze Questo fondo è stato istituito nel 2006 con Legge n.296 al fine di dare sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non auto-sufficienti e favorirne la permanenza presso il proprio domicilio. Le risorse in esso stanziate si aggiungono a quelle già previste dalle singole regioni e da altri enti locali per queste categorie. Il Fondo dal 2016 è diventato di carattere strutturale prevedendo di anno in anno sempre maggiori risorse per le varie annualità. Le risorse vengono ogni anno ripartite tra le regioni e destinate con Decreto di riparto (dal 2016 in poi) in massima parte a persone con disabilità gravissima (definita ai sensi dell’art 3 dello stesso decreto di riparto). La parte residuale delle risorse viene invece destinata a interventi per non autosufficienze gravi. Si ricorda che la Legge di Bilancio 2020 aveva assegnato al fondo in oggetto 621 milioni di euro che giungono con l’integrazione del Decreto Rilancio ad un totale di 711 milioni. Fondo dopo di Noi Viene istituito con la Legge n 112/2016 e riguarda specificatamente le persone con grave disabilità e prive di sostegno familiare. Dal 2018 tale fondo ha una dotazione strutturale pari a 56,1 milioni di euro. La legge di bilancio 2020 ne ha incrementato la dotazione di 2 milioni. Il fondo sostiene persone con disabilità grave non determinata da invecchiamento o da patologie connesse alla senilità e prive di sostegno familiare.Tali risorse servono per la progressiva presa in carico della persona disabile durante l’esistenza in vita dei genitori e devono essere definite con il coinvolgimento dell’interessato Per il 2020 ha raggiunto grazie alla dotazione del Decreto Rilancio, l’ammontare totale di 78,1 milioni di euro. Le risorse verranno utilizzate per l’adozione urgente di interventi volti a garantire forme di supporto alla domiciliarità, progetti personalizzati per l’acquisizione di autonomia quotidiana in ambienti domestici e alloggiativi adeguati volti a ridurre i rischi di contagio delle persone con disabilità grave. Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità Tale fondo viene istituito dal Decreto Liquidità nello stato di previsione del MEF (Ministero della economia e delle finanze) per un massimo di 40 milioni di spesa per il 2020 da trasferire al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio. Le risorse andranno a coprire tramite indennità le maggiori spese che enti gestori di strutture semiresidenziali hanno dovuto affrontare per l’emergenza covid e in particolare per le spese sostenute per i sistemi di protezione individuale del personale e degli utenti. Dettagli attuativi con due prossimi decreti da emanare entro 40 giorni Tali risorse andranno agli enti gestori di strutture semiresidenziali a carattere: socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario socio-sanitario per garantire assistenza a persone con disabilità. A seguito della chiusura di tali strutture tramite i decreti per contenere e prevenire la diffusione del covid sono state comunque autorizzate le erogazioni di servizi alternativi di tipo domiciliare e a distanza o negli stessi centri se adeguatamente attrezzati per rispettare nel norme di distanziamento e assembramento.

Bonus pubblicità: il Decreto Rilancio aumenta il bonus al 50%

Il Decreto Rilancio in vigore dal 17 maggio scorso con l’art. 186 novella ulteriormente la disciplina del Bonus pubblicità. Ricordiamo che il Decreto Cura Italia lo aveva già fatto, introducendo una consistente novità ossia, consentendo la fruizione del credito di imposta non più sugli investimenti incrementali in pubblicità, ma sul totale degli stessi. Le novità in tema di Bonus pubblicità contenute del Decreto Rilancio sono: il credito di imposta è aumentato dal 30 al 50 % degli investimenti totali in pubblicità il tetto massimo disponibile per coprire tale bonus (attingendo dal Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione) è direttamente fissato a 60 milioni di euro totali da considerarsi divisi in: 40 milioni per investimenti pubblicitari in giornali, quotidiani e periodici 20 milioni per investimenti pubblicitari in emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali Il bonus spetta sotto forma di credito di imposta a: imprese lavoratori autonomi enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali. Per avvalersene è necessario presentare una comunicazione telematica tra il 1 e il 30 settembre 2020 presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria  Questa data è valida in via straordinaria per l’anno in corso e in ragione della situazione di emergenza da covid 19. Il Dipartimento ha già chiarito che prima dell’apertura della nuova finestra temporale la piattaforma preposta per gli invii delle comunicazioni verrà adeguata alla nuova normativa del Decreto Rilancio. Ha aggiunto inoltre che, chi vorrà integrare gli investimenti nel 2020 per avvalersi della maggiore possibilità di credito, potrà integrare quanto già comunicato precedentemente dal 1 al 31 marzo 2020, durante il prossimo intervallo di settembre. L’importo del credito riconosciuto viene reso pubblico con provvedimento specifico sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per le modalità di fruizione del credito di imposta si legga l’articolo intitolato “Bonus pubblicità 2020: la domanda di prenotazione entro il 30 settembre” Per completezza si riporta di seguito un breve excursus normativo: il bonus pubblicità è stato previsto dall’art 57 bis del DL n.50/2017 che prevedeva un credito di imposta sugli investimenti entro il 75% dei soli investimenti incrementali il Decreto Cura Italia convertito con legge n.27 del 24 aprile 2020 ha introdotto con l’art.98 (comma 1 ter nell’art. 57 bis ) la consistente novità del credito di imposta del 30% sul valore complessivo degli investimenti in pubblicità. In questo modo ha ampliato la platea dei beneficiari includendo coloro che hanno investito nel 2020 a prescindere dal valore degli investimenti dell’anno precedente (2019) e coloro che hanno iniziato l’attività nel 2020 il Decreto Rilancio novella ulteriormente con l’art.186 il comma 1 ter introdotto dall’art 98 del Cura Italia aumentando al 50% il credito di imposta fruibile.

Maggiori detrazioni per investimenti in Start up e PMI innovative

L’art. 38 del decreto Rilancio introduce un provvedimento di sicuro interesse per Start up innovative e PMI innovative. Viene infatti previsto l’innalzamento della detrazione IRPEF per investimenti in tali imprese da parte di persone fisiche dal 30% al 50% per un importo massimo di investimento di Euro 100.000 annuali. Tale detrazione non è sostitutiva della disciplina sino ad oggi vigente, (detrazione 30% IRPEF e deduzione 30% IRES fino ad un massimo rispettivamente di 1 Mil. e 1,8 Mil. annuali), ma semplicemente introduce un’ulteriore opzione più favorevole valida solamente per le persone fisiche e per investimenti di minore entità. I  provvedimenti a favore dell’ecosistema delle Start up innovative inoltre comprendono ulteriori novità che brevemente vengono sotto riportate: proroga di 12 mesi per la permanenza nella sezione speciale del registro delle imprese con applicazione della speciale disciplina di favore; istituzione Fondo per il trasferimento tecnologico presso il MISE con una dotazione per il 2020 di 500 milioni di Euro; rifinanzimento con 100 milioni di Euro del programma Smart&Start Italia; stanziamento di 10 milioni di Euro per contributi a fondo perduto per favorire l’incontro tra start up innovative e incubatori, acceleratori ecc.: per l’applicazione si attende decreto attuativo; incremento di 200 milioni di Euro del fondo di sostegno al venture capital; estensione del credito d’imposta per la Ricerca e Sviluppo alle spese sostenute per contratti stipulati con start up innovative.

Contratti a termine acausali: durano fino al 30 agosto

Il Decreto Rilancio , dopo il decreto Linquidità,  ha  previsto alcune deroghe alla stretta normativa sui contratti a tempo determinato recentemente innovata   dal Decreto Dignità (DL 87/2018). Si tratta di aspetti piuttosto rilevanti anche se avranno una portata temporanea , almeno secondo le previsioni attuali e riguardano  sia la generalità dei rapporti a termine che  casistiche diverse come  lavoro agricolo e lavoratori in cassa integrazione.  Vediamo  piu in dettaglio: 1.  viene introdotta  con l’art 93 la possibilità, in deroga all’articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, di “rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato  in essere alla data del 23 febbraio 2020 anche in assenza delle condizioni  introdotte dal decreto Dignità” (esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori;  esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria)  quindi senza l’apposizione delle specifiche causali. Su questo punto si segnala che  erano sorte  perplessita sull’interpretazione del testo normativo  perche non era chiaro se il termine del 30 agosto si riferisse alla data di inizio o di conclusione del rinnovo o proroga contrattuale .  Il ministero del lavoro  in una faq nei giorni scorsi ha fornito una interpretazione restrittiva  ovvero che i contratti in essere possono avere durata rinnovata o prorogata fino al 30 agosto. La seconda novita  riguarda in particolare il lavoro agricolo, e stabilisce la possibilità per : percettori di ammortizzatori sociali a zero ore , solo per il periodo di sospensione dalla prestazione lavorativa, limitatamente al periodo di sospensione a zero ore della prestazione lavorativa,  percettori di indennità di disoccupazione NASPI e DIS-COLL  percettori di Reddito di cittadinanza, di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2000 euro per l’anno 2020. Va ricordato  infine, sempre in tema di lavoro a tempo determinato,  che la conversione in legge del Decreto Cura Italia  (divenuto Legge n. 27 2020) ha stabilito la possibilità di rinnovo o proroga dei contratti a termine anche in somministrazione per i datori di lavoro che stanno utilizzando gli ammortizzatori sociali straordinari previsti per l’emergenza da COVID- 19, in deroga alla norma ordinaria che vieta i rinnovi per i lavoratori in CIG.  La norma è applicabile in questo caso a tutti i settori produttivi.  
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