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Cessione di beni oggetto di truffa: rettifica IVa

La Risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 331 del 7 agosto 2019 affronta il trattamento fiscale (IVA e imposte sui redditi) nel caso di cessione di beni oggetto di truffa. Con un quesito una società ha chiesto qual è il modo corretto ai fini IVA per rettificare l’imposta a suo tempo corrisposta all’Erario senza potere realizzare la rivalsa, per evitare di restare inciso dal tributo e rispettare il principio di neutralità dell’imposta per le operazioni di cessioni di beni oggetto di truffa.  Nel rispondere l’Agenzia ha ricordato che la possibilità di effettuare la rettifica dell’imposta, dopo l’emissione e la registrazione di una fattura attiva, è disciplinata dall’articolo 26 del d.P.R. n. 633/1972 che riconosce al cedente il diritto di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione quando l’operazione viene meno in tutto o in parte in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili  per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose. Il caso oggetto di interpello rientra nella prima fattispecie.  Quando infatti il passaggio dei beni avviene indipendentemente dalla volontà del cedente in quanto del tutto assente (come nell’ipotesi di furto) ovvero manipolata (come nell’ipotesi di truffa) mancano i presupposti per sottoporre la “cessione” all’IVA. In particolare, in questo caso pur mancando i requisiti per l’assoggettamento ad IVA dell’operazione, quest’ultima è stata fatturata dalla Società in regime di imponibilità e l’imposta è stata versata dall’Istante senza esercitare in concreto la rivalsa. Per recuperare detta imposta, nelle ipotesi di furto o truffa sussiste la possibilità di emettere note di variazione, ovviamente nel presupposto che alla luce di elementi oggettivi, al momento dell’emissione delle fatture attive, il contribuente non sapeva e non poteva ragionevolmente sapere che si trattasse di un furto o di una truffa.  Ciò posto va anche considerato che l’emissione della nota di variazione consente l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta solo nei termini individuati dall’articolo 19 del d.P.R. n. 633/72, ossia “al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”. Nel caso di specie, il dies a quo coincide con l’irrevocabilità della sentenza che ha accertato la truffa. Nel caso oggetto di interpello questo termine è stato superato.   Tutto perduto? No, in quanto ferma l’impossibilità di presentare una dichiarazione integrativa IVA a favore, per recuperare l’imposta a suo tempo versata, l’Istante può avvalersi dell’articolo 30-ter del decreto IVA. La Società è legittimata a chiedere, nel rispetto della norma richiamata, la restituzione dell’imposta versata.   Il testo dell’interpello è allegato a questo articolo.

Donazione tramite bonifico estero: ecco il trattamento fiscale

Come va tassata la donazione in denaro che il figlio residente nel Regno Unito intende fare verso il genitore residente in Italia? Il caso è stato affrontato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello 310 del 23 luglio 2019 allegata a questo articolo. In particolare, il caso oggetto di interpello riguarda l’istante, residente in Italia, il cui figlio, residente nel Regno Unito, intende effettuare una donazione di denaro. L’istante ha chieso di conoscere quale sia il corretto trattamento tributario applicabile, ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, nella fattispecie in cui: il donante è residente all’estero, il beneficiario è residente in Italia, la donazione corrisponde a una somma di denaro depositata  all’estero. In linea generale, i criteri di territorialità dell’imposta sulle successioni donazioni sono dettati dall’articolo 2 del TUS in base al quale l’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorché esistenti all’estero.  Se alla data della donazione il donante non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti. Quindi, in base al cd. principio della territorialità se il donante non risulta residente in Italia al momento della donazione, rilevano, ai fini dell’applicazione dell’imposta, solo i beni e diritti ‘esistenti’ sul territorio nazionale. L’Agenzia delle Entrate, dopo aver brevemente ripreso la normativa di riferimento sulla registrazione degli atti di donazione, ha chiarito che per presumere l’esistenza nel territorio dello Stato del bene denaro, occorre, quale elemento di collegamento con lo Stato italiano, la residenza in Italia del soggetto emittente (l’assegno) con il quale si trasferisce la disponibilità del denaro a favore del beneficiario dell’atto di donazione. In assenza di tale condizione, detto bene non si considera esistente nel territorio dello Stato e, dunque, il relativo atto di donazione da parte del donante residente all’estero, non rileva ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle donazioni in Italia. Per quanto riguarda la fattispecie oggetto di interpello, non essendo la donazione con bonifico estero soggetta ad imposta di donazione per mancanza del presupposto di territorialità, non sussiste l’obbligo di registrazione in termine fisso dell’atto di donazione formato all’estero.

Visto di conformità: attenzione al calcolo della soglia

Nella Circolare sugli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale) n. 17 del 2 agosto 2019 l’Agenzia delle Entrate ha cercato di fornire i primi chiarimenti su questo nuovo adempimento. Uno degli argomenti affrontati nelle FAQ pubblicate in calce alla Circolare riguarda l’apposizione del visto di conformità. In particolare, è stato chiesto  se la soglia di 50.000 euro è cumulativa per tutti i crediti IVA “beneficiabili” (vale a dire una unica soglia di 50.000 euro per crediti infrannuali dei primi 3 trimestri 2020 + credito annuale 2019). se è confermato il fatto che il valore soglia di 20.000 euro, al di sotto del quale si può beneficiare dell’esonero dal visto di conformità per crediti relativi a imposte dirette e IRAP, è da riferire a ciascun tributo o meno. Nel rispondere l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 maggio 2019 prevede che le soglie di esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA sulla dichiarazione annuale ai fini IVA 2020 e sulla richiesta di compensazione del credito IVA infrannuale 2020 siano cumulative, riferendosi alle richieste di compensazione effettuate nel 2020. La soglia di 50.000 euro è, pertanto, riferita alla somma di tutti i crediti IVA “beneficiabili” (crediti infrannuali dei primi 3 trimestri 2020 + credito annuale 2019). In relazione alla possibilità di riferire il limite di 20.000 euro “a ciascun tributo” , il limite superato il quale scatta l’obbligo di apporre il visto di conformità “si riferisce alle singole tipologie di credito emergenti dalla dichiarazione, non rinvenendosi ostacoli in tal senso né nella lettera della norma, né nella sua ragione giustificatrice. In altri termini, se dalla dichiarazione dei redditi emergono due diversi crediti d’imposta rispettivamente di ammontare inferiore al limite, ma complessivamente di importo superiore alla soglia, quest’ultimi potranno essere utilizzati in compensazione senza apporre il visto di conformità. L’Agenzia riprendendo le indicazioni fornite in precedenti documenti di prassi ha poi chiarito che l’utilizzo in compensazione di un credito per un importo superiore al valore soglia comporta l’obbligo di apposizione del visto su tutta la dichiarazione, anche in presenza di altri crediti – utilizzati o meno – di ammontare inferiore alla soglia e che in considerazione dell’ampia previsione normativa – che genericamente richiama i crediti …l’obbligo di apposizione del visto di conformità riguardi tutti i crediti d’imposta il cui presupposto sia riconducibile alle imposte sui redditi e relative addizionali. 

Cessione ecobonus: ecco come compilare il modello

A fine luglio l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Provvedimento sulle nuove regole della cessione dell’ecobonus dopo le novità introdotte dal Decreto Crescita (DL 34/2019). Lo stesso Provvedimento ha approvato anche il modello di comunicazione dell’opzione relativa agli interventi di efficienza energetica e rischio sismico effettuati su singole unità immobiliari e le relative istruzioni.  In merito alla compilazione del modello, nella sezione “Dati del richiedente” devono essere indicati il codice fiscale i dati anagrafici del soggetto beneficiario della detrazione per gli interventi di efficienza energetica o rischio sismico che ha effettuato l’opzione per la cessione del credito o per il contributo sotto forma di sconto. Nella sezione “Dati relativi al rappresentante” devono essere indicati il codice fiscale e i dati anagrafici del rappresentante del soggetto richiedente. Nel campo “codice carica” deve essere indicato il codice 1, nel caso di rappresentante legale e codice 2, nel caso di rappresentante di minore, inabilitato o interdetto. Questa sezione deve essere compilata solo se il firmatario della comunicazione è un soggetto diverso dal beneficiario della detrazione d’imposta. Il richiedente deve indicare, in luogo alla detrazione d’imposta, l’opzione che intende esercitare, barrando una sola delle caselle nella sezione “Tipologia di opzione”. Nella sezione “Tipologia di intervento” deve essere indicato l’intervento di efficienza energetica o rischio sismico effettuato dal soggetto richiedente. In questa sezione può essere barrata una sola casella. Se il contribuente ha effettuato nello stesso anno tipologie diverse di interventi tra quelli indicati nel modello e ha effettuato l’opzione per ciascun intervento deve compilare un modello per ogni intervento effettuato. L’opzione per la cessione del credito è possibile solo per gli interventi indicati dal punto 1 al punto 11 e ai punti 15 e 16 della sezione “Tipologia di intervento”, mentre l’opzione per il contributo sotto forma di sconto è esercitabile per tutti gli interventi indicati nel modello, tranne che per quelli di cui al punto 11. In questa sezione devono essere indicati, inoltre, l’importo complessivo della spesa sostenuta, l’importo complessivo del credito cedibile o contributo sotto forma di sconto (pari alla detrazione spettante) e l’anno di sostenimento della spesa. Nella sezione “Dati catastali identificativi dell’immobile oggetto dell’intervento” devono essere indicati i dati catastali dell’immobile oggetto dell’intervento indicato nella sezione “Tipologia di intervento”, rilevabili dal certificato catastale o dall’atto di compravendita. Nella sezione “Dati dei cessionari o dei fornitori che applicano lo sconto” da compilare solo dopo aver acquisito l’accettazione da parte degli stessi, devono essere indicati la denominazione e il codice fiscale del soggetto a favore del quale è esercitata l’opzione, la data di esercizio dell’opzione, nonché ammontare del credito ceduto o del contributo sotto forma di sconto, spettante sulla base delle spese sostenute entro il 31 dicembre. Nel campo “Tipologia del cessionario”, da compilare solo nel caso di opzione per la cessione del credito, deve essere riportato il codice 1 se il cessionario è un fornitore dei beni e servizi necessari alla realizzazione dell’intervento o il codice 2 se il cessionario è un altro soggetto privato, ad esempio persone fisiche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti, diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Solo i contribuenti che ricadono nella “No tax area”, ossia i possessori di redditi esclusi dall’imposizione ai fini dell’Irpef o per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni per redditi di lavoro dipendente e assimilati, per redditi di pensione e altri redditi, di cui all’art. 13 del TUIR, possono cedere il credito anche a istituti di credito e intermediari finanziari. In tal caso devono indicare il codice 2 nella casella “Tipologia del cessionario”. La sezione “Cessione a istituti di credito e intermediari finanziari” deve essere compilata solo dai contribuenti che, oltre ad aver optato per la cessione del credito, nell’anno precedente a quello di sostenimento della spesa ricadevano nella cosiddetta “No tax area”, barrando l’apposita casella al fine di dichiarare che si trovano in tale condizione.

Compensazioni e agevolazioni indebite sotto la lente del Fisco

La Circolare n. 19 dell’Agenzia delle Entrate data 8 agosto 2019 detta gli indirizzi operativi e linee guida sulla prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale e sull’attività relativa alla consulenza, al contenzioso e alla tutela del credito erariale . Al punto 2.2.4 in particolare si occupa dell’attività di controllo delle compensazioni e delle agevolazioni fiscali usufruite indebitamente. Viene raccomandato agli uffici di concentrare l’attività di controllo degli uffici  principalmente sui soggetti che: hanno indebitamente utilizzato crediti d’imposta in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 sono destinatari di benefici e incentivi fiscali come ad esempio il credito d’imposta per attività di Ricerca e Sviluppo. Le Linee Guida richiamano l’attenzione degli Uffici di dedicare specifico impegno al riscontro delle compensazioni indebite, ponendo particolare attenzione, data l’insidiosità della fattispecie, anche ai casi in cui crediti palesemente fittizi risultino utilizzati in compensazione per il pagamento di somme iscritte a ruolo o di somme dovute a seguito di atti di recupero o anche di avvisi di accertamento definiti in adesione dal contribuente. L’attività di analisi dovrà essere svolta al fine di individuare le diverse fattispecie di indebita fruizione della misura agevolativa e i risultati di tale analisi dovranno guidare la scelta delle modalità con le quali effettuare la successiva attività di controllo, anche in funzione della rischiosità dei soggetti beneficiari.
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