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Onlus: tenute a redigere il bilancio sociale anche se non ancora ETS

Con Nota n 11029 del 3 agosto il Ministero del lavoro fornisce un chiarimento sulle Onlus e in particolare, specifica che occorre l’approvazione del bilancio sociale 2020 da parte di Fondazioni /Onlus pur se non ancora trasformate in ETS.La Nota, in contrasto con la soluzione interpretativa proposta dall’ente istante, chiarisce innanzitutto che la disciplina degli ETS è volta a “prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente anche mediante la pubblicazione nel suo sito internet istituzionale” (art. 3, comma 1 lett. a) nonché a “disciplinare gli obblighi di … rendicontazione, di trasparenza e d’informazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi, differenziati anche in ragione della dimensione economica dell’attività svolta e dell’impiego di risorse pubbliche” (art. 4, comma 1 lett. g). Tale previsione, con riguardo al bilancio sociale, spiega il ministero, trova una prima attuazione nell’art. 14 comma 1 del Codice degli ets che, senza distinguere tra le varie tipologie di enti, pone tale onere informativo in capo a tutti gli enti del Terzo settore, sulla base del solo requisito dimensionale; fanno eccezione le imprese sociali per le quali le corrispondenti disposizioni speciali recate dal d.lgs. 112/2017 non prevedono esenzioni in capo agli enti di minori dimensioni. Pertanto, indipendentemente dalle caratteristiche, dalla tipologia o dal regime particolare, se un ente sia ricompreso nel Terzo settore e ad esso siano applicabili i benefici derivanti da tale status dovrà adempiere ai doveri di conoscibilità, rendicontazione sociale e trasparenza che tale situazione comporta, laddove raggiunga le soglie dimensionali di legge. Come chiarito nel par. 1 delle linee guida per la redazione del bilancio sociale degli ETS, “il legislatore delegato dei decreti 112 e 117 del 2017 individua nel bilancio sociale, attraverso i connessi obblighi di redazione e successivo deposito presso il registro unico del Terzo settore o presso il registro delle imprese, nonché di diffusione attraverso la pubblicazione sul sito istituzionale da parte degli enti del Terzo settore, lo strumento attraverso il quale gli enti stessi possono dare attuazione ai numerosi richiami alla trasparenza, all’informazione, alla rendicontazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi presenti nella legge delega”. Con riguardo al profilo soggettivo degli enti del Terzo settore e all’inclusione a pieno titolo delle Onlus tra essi, l’art. 101 del Codice, al comma 3, prevede che “Il requisito dell’iscrizione al Runts previsto dal presente decreto, nelle more dell’istituzione del Registro medesimo, si intende soddisfatto da parte delle reti associative e degli enti del Terzo settore attraverso la loro iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore”. Tali registri sono espressamente elencati al comma 2 dello stesso articolo: “si tratta dei “registri Onlus, Organizzazioni di volontariato Associazioni di promozione sociale”. L’iscrizione, che riguarda quindi anche le Onlus, consente agli enti iscritti nei citati registri di beneficiare delle agevolazioni previste non solo dalla normativa specifica ma anche delle ulteriori previsioni già vigenti contenute nel Codice La nota conclude chiarendo che non sia particolarmente rilevante che il d.lgs. 460/1997 nulla preveda in materia di bilancio sociale, essendo pacifico che tale modalità di rendicontazione sociale costituisce come già rappresentato un’innovazione propria della riforma e tenendo presente le caratteristiche del suddetto decreto legislativo di natura eminentemente fiscale.

Super ACE 2021 subito disponibile come credito di imposta anche cedibile

L’ACE, acronimo di Aiuto alla Crescita Economica, il famoso incentivo fiscale che invita le imprese alla patrimonializzazione, introdotto dal governo Monti e poi più volte modificato e ridotto, fino alla sua abrogazione, è resuscitato, senza mai realmente scomparire, nel 2020, per subire un rafforzamento temporaneo in deroga, con l’innalzamento dell’aliquota al 15%, per il solo anno 2021, ad opera del cosiddetto DL Sostegni bis, che ne cambia alcune delle caratteristiche, ma ne lascia inalterata la logica.Il pensiero alla base della norma rimane l’invito alla patrimonializzazione delle imprese, ancora più incentivata in ragione della sua aumentata utilità nel contesto pandemico.Storicamente le imprese italiane sono tipicamente sottocapitalizzate, e la versione rafforzata dell’ACE 2021 permette loro da un un lato di elevare la propria consistenza patrimoniale e dall’altro di mantenere gli equilibri finanziari, grazie alla prevista possibilità di trasformare l’ACE in credito di imposta, immediatamente fruibile o cedibile.Infatti ai sensi del comma 3 dell’articolo 19 del DL 73/2021, è possibile operare la trasformazione dell’ACE 2021 in credito di imposta a partire dal giorno successivo in cui avviene un aumento del capitale proprio dell’impresa, realizzato tramite:versamento di un conferimento in denaro;rinuncia definitiva di un credito vantato dal socio nei confronti della società;destinazione, da parte dell’assemblea dei soci, dell’utile d’esercizio a riserva.La norma richiede però, per poter effettivamente fruire del credito d’imposta così generato, di presentare una apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, trasmessa la quale, il credito potrà essere alternativamente:utilizzato in compensazione, tramite modello F24, senza limiti di importo;richiesto a rimborso;liberamente ceduto a terzi, con possibilità di ulteriore successiva cessione.La pubblicazione della Comunicazione è attesa nei prossimi giorni, in quanto il comma 7 dell’articolo 19 del DL 73/2021 prevede la sua promulgazione entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, la Legge 106 del 23 luglio 2021, pubblicata in Gazzetta ufficiale il giorno successivo.Per agevolare la trasformazione del credito d’imposta in disponibilità liquide, realizzabile attraverso la sua cessione, è stato disposto che coloro che l’acquistano rispondano solo dell’eventuale indebito utilizzo, mentre la responsabilità per la sua legittimità sostanziale rimane a carico del soggetto che lo ha originariamente trasformato in credito di imposta e per primo ceduto, dato, del resto, che la verifica della legittimità non può che passare dalla verifica dell’esistenza delle fattispecie richieste dalla norma.Il credito di imposta, acquisito sia per trasformazione che per acquisto, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi del contribuente, non è produttivo di interessi e non concorre alla formazione del reddito d’impresa e della base imponibile Irap.In definitiva, grazie alle disposizioni previste per l’ACE rafforzata del 2021, sarà l’impresa a scegliere le modalità di fruizione del beneficio, come variazione diminutiva dell’Ires in sede di calcolo delle imposte dell’anno fiscale 2021, oppure, in via anticipata, a partire dal momento in cui si realizza il presupposto del beneficio, attraverso la sua trasformazione in credito di imposta.

Regime forfetario: acquisti dall’estero entro e oltre i 10.000 euro

I soggetti in regime forfetario seguono le regole dettate dall’articolo 1, commi da 54 a 89 della legge 23 dicembre 2014, n. 190; in ogni caso non hanno diritto alla detrazione dell’Iva assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti ai sensi degli articoli 19 e seguenti del D.P.R. 633/1972.Per le operazioni estere per le quali risultano debitori dell’imposta, i forfetari emettono la fattura o la integrano con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e versano l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.In particolare, nelle operazioni di acquisto di beni intracomunitari, i contribuenti che applicano il regime forfetario sono tenuti a seguire le disposizioni contenute nell’articolo 38, comma 5, lettera c) D.L. 331/1993, secondo cui “non costituiscono acquisti intracomunitari…(omissis)…c) gli acquisti di beni, diversi dai mezzi di trasporto nuovi e da quelli soggetti ad accisa, effettuati dai soggetti indicati nel comma 3, lettera c), dai soggetti passivi per i quali l’imposta è totalmente indetraibile a norma dell’articolo 19, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e dai produttori agricoli di cui all’articolo 34 dello stesso decreto che non abbiano optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari se l’ammontare complessivo degli acquisti intracomunitari e degli acquisti di cui all’articolo 40, comma 3, del presente decreto, effettuati nell’anno solare precedente, non ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato. L’ammontare complessivo degli acquisti è assunto al netto dell’imposta sul valore aggiunto e al netto degli acquisti di mezzi di trasporto nuovi di cui al comma 4 del presente articolo e degli acquisti di prodotti soggetti ad accisa.”.Pertanto, laddove gli acquisti da Paesi comunitari siano di ammontare inferiore ai 10.000 euro, l’IVA è assolta dal cedente nel paese di origine dei beni e, conseguentemente, il cessionario che applica il regime forfetario non ha l’obbligo di iscriversi al VIES, né di compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat, salva la possibilità per lo stesso di optare per l’applicazione dell’imposta in Italia anche prima del raggiungimento della soglia.Quando, invece, gli acquisti intracomunitari superano il limite dei 10.000 euro l’acquisto assume rilevanza in Italia, secondo le regole ordinarie degli acquisti Ue, e pertanto il cessionario che applica il regime forfetario deve adempiere ai seguenti obblighi:iscrizione al VIES (articolo 35, comma 2, lett. e-bis) del D.P.R. 633/1972);integrazione della fattura rilasciata dal fornitore intracomunitario – in base al meccanismo di cui all’articolo 46, comma 1, D.L. 331/1993 – indicando l’aliquota dovuta e la relativa imposta, da versare entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, senza diritto alla detrazione dell’Iva relativa;compilazione dell’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari ex articolo 50 comma 6, del DL 331/1993.Alle importazioni si applica il D.P.R. 633/1972, ferma restando l’impossibilità di avvalersi della facoltà di acquistare senza applicazione dell’imposta, con dichiarazione di intento, ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera c), e secondo comma, del D.P.R. 633/1972.Per quanto riguarda gli acquisti di prestazioni di servizio intracomunitarie, l’IVA è sempre assolta in Italia, senza che a tal fine il legislatore abbia fissato una soglia minima. Il cessionario che applica il regime forfetario è soggetto ai medesimi adempimenti previsti con riferimento agli acquisti intracomunitari di beni per importo superiore a 10.000 euro (circolare 10/E del 4 aprile 2016, par. 4.1.2)

CILA Superbonus: operativa dal 5 agosto, approvato il modello

Il Ministro Brunetta annuncia che da oggi 5 agosto 2021 la CILA standard per il superbonus 110% è operativa.Ieri si leggeva la dichiarazione del Ministro sul sito della Funzione Pubblica:“Oggi stesso pubblichiamo il documento sul sito della Funzione pubblica. Da domani sarà operativo. È la prova del nuovo corso impresso dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: fare presto, bene e insieme. Per facilitare la vita ai cittadini e alle imprese. Per la crescita e lo sviluppo del Paese”. In particolare, con Comunicato del Ministro della Pubblica istruzione si annuncia che la Conferenza Unificata ha dato il via libera all’accordo per l’adozione del modulo per la Cila, la Comunicazione asseverata di inizio attività, con il quale si riducono drasticamente gli adempimenti necessari per accedere al superbonus 110%.Come sinteticamente riepilogato dal Ministro, il modulo per la Cila-superbonus contiene solo le informazioni essenziali. Devono essere indicati gli estremi del permesso di costruire o del provvedimento che ha legittimato l’immobile (come la data di rilascio), ma per gli edifici la cui costruzione è stata completata prima del 1° settembre 1967 è sufficiente una dichiarazione. La importante novità è che non è più necessaria l’attestazione di stato legittimo, particolarmente complessa e onerosa, ma è sufficiente la dichiarazione del progettista di conformità dell’intervento da realizzare.Anche la documentazione progettuale da allegare è improntata alla massima semplificazione, anche perché le necessarie asseverazioni da parte del tecnico sono già trasmesse all’Enea. L’elaborato progettuale da presentare consiste nella descrizione, in forma sintetica, dell’intervento da realizzare. Eventuali elaborati grafici saranno presentati soltanto se indispensabili a una più chiara e compiuta descrizione. Per gli interventi in edilizia libera, basterà una semplicissima descrizione dell’intervento nel modulo.Per facilitare la compilazione, è inclusa una tabella riepilogativa degli allegati al modulo, che illustra anche i casi in cui si rendono necessari.Inoltre Brunetta ha dichiarato “Un modulo unico e standard per presentare la Cila, la Comunicazione asseverata di inizio attività che, grazie al decreto semplificazioni approvato definitivamente dal Parlamento il 28 luglio, riduce drasticamente gli adempimenti per accedere al superbonus 110%. Una rivoluzione straordinaria che porta immediatamente la semplificazione ‘a casa’ dei cittadini, delle imprese e di tutti i professionisti coinvolti, dagli ingegneri ai geometri”.  CILA per il Superbonus 110%La CILA standard approvata dalla Conferenza unificata utile per ottenere il superbonus del 110%, alla predisposizione del quale hanno lavorato:gli uffici della Funzione pubblica, consultando Regioni, Anci e le amministrazioni interessate,e gli operatori che dovranno utilizzarlo quali imprese e professionisti delle professioni tecniche.è un documento che sarà utilizzato da tutti i Comuni.SCARICA QUI IL MODELLO CILA SUPERBONUSSCARICA QUI L’ALLEGATO SOGGETTI COINVOLTICILA per il Superbonus 110% quando utilizzarlaRicordiamo che il nuovo articolo 13-ter stabilisce che gli interventi rientranti nella misura del Superbonus, anche qualora riguardino le parti strutturali degli edifici o i prospetti, con esclusione di quelli comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici, costituiscono manutenzione straordinaria e sono realizzabili mediante CILA.La Cila, presentata con questo nuovo schema, potrà anche costituire variante in corso d’opera alla Cila superbonus già presentata precedentemente, integrando i suoi contenuti, novità questa apportata proprio dalla legge di conversione del decreto Semplificazioni.Finora la CILA non ammetteva cambiamenti e in caso di variazioni ai lavori intervenute in corso d’opera, si doveva presentare un altro documento annullando il precedente.CILA per il Superbonus 110% il contenutoLa CILA standard ha diverse sezioni la priva parte è così strutturata:dati del titolaredati del condominio/ente/onlus/altro soggettodati del procuratore/delegatola sezione “dichiara” con i punti a) e b)la sezione “comunica” con i punti c), d), e), f) g), h) i), l)Si segnala la sezione f) dove saranno attestati:gli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell’immobile oggetto d’intervento o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione ovvero è attestato che la costruzione è stata completata in data antecedente al 1° settembre 1967. superando la verifica dello stato legittimo.CILA per il Superbonus 110% il progettistaLa sezione relativa al progettista, che consta di 3 punti più le note dove il tecnico, attestando che le opere rientrano nel perimetro del 110%, potrà decidere di allegare un elaborato progettuale con schemi grafici o una descrizione sintetica degli interventi, tutto ciò a sua discrezione.Egli dovrà dichiarare:e altre comunicazioni necessarie all’intervento.Nella parte finale del modello vi è la sezione ” Altri soggetti coinvolti” (allegato alla CILA Superbonus) contenente i dati anagrafici e i recapiti di:progettista delle opere architettoniche e strutturali (ove richieste)direttore dei lavorialtri tecnici incaricatiimpresa esecutriceoltre ai versamenti di diritti di segreteria ove previsti dal singolo comunenonché copia dei documenti di identità dei soggetti coinvoltiPer tutte le novità sul superbonus leggi Superbonus 110%: la conversione del DL semplificazioni prevede novità sul cappotto termico

Rivalutazione beni: niente obbligo di vidimazione del prospetto

Con Risposta a interpello n 526 del 3 agosto con oggetto “Esonero dall’obbligo di bollatura e vidimazione del prospetto rivalutazione dei beni d’impresa” l’agenzia delle Entrate chiarisce che anche gli imprenditori individuali e le società di persone in contabilità semplificata possono iscrivere i maggiori valori rivalutati su un prospetto di rivalutazione privo di bollatura e vidimazione.L’istante dichiara di avvalersi del regime di contabilità semplificata previsto per le imprese minori e di essere interessata alla rivalutazione dei beni d’impresa prevista dall’articolo 110 del decreto-legge 14 agosto 2020, n 104, convertito con modificazione dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. Ella ricorda che l’articolo 15, comma 2, secondo periodo, della legge 21 novembre 2000, n. 342, cui rinvia il comma 7 dell’art 110 dispone, per i soggetti in regime di contabilità semplificata, che «La rivalutazione è consentita a condizione che venga redatto un apposito prospetto bollato e vidimato che dovrà essere presentato, a richiesta, all’amministrazione finanziaria, dal quale risultino i prezzi di costo e la rivalutazione compiuta». A seguito della soppressione dell’obbligo di bollatura e vidimazione dei libri contabili disposta dall’articolo 8 della legge 18 ottobre 2001, n. 383, la risoluzione 3 marzo 2010 n. 14/E ha chiarito che l’onere della bollatura e vidimazione del prospetto di rivalutazione, previsto dall’articolo 15 della legge n. 342 del 2000 per i soggetti in contabilità semplificata, non sia più compatibile con il vigente sistema normativo e coerentemente con quanto previsto per i soggetti in contabilità ordinaria che evidenziano la rivalutazione sul libro inventari privo di bollatura e vidimazione.Pertanto, anche gli imprenditori individuali e le società di persone in contabilità semplificata possono iscrivere i maggiori valori rivalutati su un prospetto di rivalutazione privo di bollatura e vidimazione.Nella circolare n. 14/E del 27 aprile 2017, tuttavia, si legge che «Per i soggetti che fruiscono di regimi semplificati di contabilità, l’articolo 15 della legge n. 342 del 2000 stabilisce che la rivalutazione è consentita a condizione che venga redatto un apposito prospetto bollato e vidimato dal quale risultino i prezzi di costo e la rivalutazione compiuta».Tutto ciò premesso l’istante chiede se attraverso la circolare n. 14/E del 2017, si sia voluto superare quanto precisato nella risoluzione del 2010.L’agenzia risponde implicitamente di no, specificando che il richiamo contenuto nella circolare n. 14/E del 2017 al dato testuale della norma, mai formalmente abrogata, non sia indicativo della volontà di superare le indicazioni fornite con la risoluzione n. 14/E del 2010, e si conferma l’attualità dei chiarimenti forniti con la stessa, fermo l’obbligo per i soggetti in contabilità semplificata di predisporre un prospetto, da presentare, a richiesta, all’amministrazione finanziaria, dal quale risultino i prezzi di costo e la rivalutazione compiuta. Concludendo perciò, anche gli imprenditori individuali e le società di persone in contabilità semplificata possono iscrivere i maggiori valori rivalutati su un prospetto di rivalutazione privo di bollatura e vidimazione che conservato e messo a disposizione dell’amministrazione ove richiesto.

Infissi e serramenti: sostituzione con superbonus se non cambia la superficie totale

Con Risposta a interpello n 524 del 30 luglio 2021 in relazione alla possibilità di ammettere al Superbonus i nuovi serramenti che hanno una diversa geometria rispetto a quelli esistenti, sentito il Ministero dello sviluppo economico, le Entrate chiariscono che gli interventi su serramenti e infissi possono essere esclusivamente “trainati” ai sensi dell’articolo 119, comma 2 del decreto Rilancio e nel caso di modifiche dimensionali degli stessi possa avvenire a certe condizioni.In particolare, come nell’Eco-bonus, specifica l’agenzia, l’intervento deve configurarsi come sostituzione di componenti già esistenti o di loro parti e non come nuova installazione. Ciò considerato, per gli interventi diversi da quelli di demolizione e ricostruzione è possibile fruire dell’Eco-bonus e del Superbonus anche nell’ipotesi di interventi di spostamento e variazione dimensionale degli infissi a condizione che la superficie “totale” degli infissi nella situazione post intervento sia minore o uguale di quella ex ante. Ciò a garanzia del principio di risparmio energetico.Si riepilogano i dati del caso di specie trattato nell’interpello a beneficio di casi similari.Nell’ambito di una ristrutturazione di un immobile residenziale unifamiliare, verranno eseguitesia opere strutturali, comprensive di opere edili di ridistribuzione degli spazi interni, sia di riqualificazione energetica, quali un nuovo impianto di riscaldamento in pompa di calore e la coibentazione orizzontale e verticale dell’edificio. Per l’intervento “trainato”, verranno sostituiti anche gli infissi sia del piano terra che del primo piano, il cui foro architettonico (luce foro da spalla a spalla) dovrà essere traslato di 10 cm più in alto nonché aumentato di dimensione. Ciò comporterà la modifica della dimensione dei serramenti esistenti. Inoltre, una porta finestra verrà aumentata di dimensioni sia in larghezza che in altezza e due finestre del piano terra verranno accorpate in un’unica finestra di maggiori dimensioni. L’Istante chiedeva se la realizzazione di infissi diversi dai precedenti possano essere ammessi (come interventi trainati) ai benefici di cui all’articolo 119 del decreto legge n. 34 del 2020 ossia al Superbonus e le Entrate rispondono affermativamente
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