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Forfettari 2020: dubbi sull’entrata in vigore delle modifiche

I nuovi limiti e cause di esclusione dal regime forfetario sarebbero in vigore dal 2020. E’ questo quanto indicato dalla Sottosegretaria al MEF Cecilia Guerra ad un convegno organizzato dall’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti). Ma i dubbi sull’applicazione immediata delle nuove strette non mancano, infatti con un comunicato stampa di ieri 28 gennaio 2020 ANC e ADC (Associazione Dottori Commercialisti) hanno chiesto un intervento chiarificatore immediato dell’Agenzia delle Entrate. Si spera che le prime risposte arrivino già domani, nel corso di Telefisco, l’incontro organizzato dal Sole24 ore tra l’amministrazione e la stampa specializzata. Ma vediamo nel dettaglio la questione: La Legge di Bilancio 2020, com’è noto ormai, ha modificato il regime dei contribuenti forfettari. In particolare è stata prevista una stretta per il regime forfettario in quanto per accedere al regime, oltre al vincolo di ricavi/compensi fino a 65.000 euro è necessario il rispeto di due ulteriori requisiti: non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, collaboratori, dipedenti, ecc. non aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (..) eccedenti l’importo di 30.000 euro. Attenzione però al fatto che per espressa previsione normativa “la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato”. Infine è stato previsto che il termine per l’accertamento è ridotto di un anno per i contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche.  Il forfettario viene quindi stimolato all’utilizzo della fattura elettronica senza pero’ esservi obbligato. I dubbi dei forfettari e degli operatori sono però rivolti a una domanda particolare: quando entrerà in vigore la stretta? Al fronte che ritiene che le modifiche siano in vigore al 1° gennaio 2020 ce n’è un altro che fa slittare la fuoriuscita al periodo d’imposta successivo a quello in cui si verifica la causa ostativa al regime. Questa seconda teoria è avvallata da due ragioni: lo Statuto dei contribuenti che prevede almeno 60 giorni tra l’approvazione di una modifica normativa e la sua applicazione (in questo caso dato che la Legge di bilancio è stata approvata a ridosso del 31 dicembre, i due mesi richiesti non sono pervenuti) la Circolare 9 del 10 aprile 2019 dell’Agenzia delle Entrate che recita “in considerazione della pubblicazione della Legge di bilancio 2019 nella Gazzetta Ufficiale 302 del 31 dicembre 2018 e in ossequio a quanto previsto dell’articolo 3, comma 2 della Legge 212 del 2000 (Statuto dei diritti del Contribuente) qualora alla predetta data il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare l’applicazione della cause ostativa in esame già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell’anno 2019 il regime forfettario ma dovrà rimuovere la causa ostativa entro la fine del 2019”. Per analogia la stessa cosa dovrebbe valere per il 2020, causando la fuoriuscita dal regime dal 2021 (a meno che non venga sanata la causa ostativa). Con riferimento alla nuova causa di esclusione per coloro che hanno redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro annui, la Sottosegretaria MEF Guerra ha escluso l’applicazione dei principi dello Statuto dei contribuenti, in quanto non si tratta di nuovi adempimenti. Ora si resta in attesa di chiarimenti ufficiali. Forfettari 2020: ecco cosa cambia Introdotto un nuovo requisito Oltre al limite di ricavi inferiori a 65.000 euro, l’altro limite riguarda il non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio (collaboratori, dipendenti,…) Introdotta una nuova causa ostativa regime vietato anche per i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente eccedenti l’importo di 30.000 euro. Ma la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato Accertamento Terrmini per l’accertamento ridotto di un anno nel caso di utilizzo esclusivo delle fatture elettroniche  

Amministratore: l’incarico può essere dato ad una società

Sulla base di interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali, oramai è pacifico che una società possa essere amministrata da un’altra società. La società che amministra deve a tal proposito nominare un proprio amministratore fornirgli apposita delega. E’ stato chiarito in un interpello della DRE Lombardia che il compenso che la società che amministra riceve, deve andare per competenza. I compensi ricevuti dalla società amministrante, deductis impensis per l’amministrazione, devono essere poi corrisposti all’amministratore delegato dalla società mandataria. Tale ultima corresponsione è ovviamente regolata dal principio di cassa allargata o di cassa se l’amministrazione è svolta da soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo (tipico esempio, i commercialisti). Nell’interpello della DRE viene chiarito che in questo caso non vi è interposizione fittizia ex art 37, comma 3 del DPR 600/73.Le società che hanno come oggetto proprio dell’attività l’amministrazione di società terze, ovviamente seguendo lo schema negoziale esaminato dalla DRE Lombardia, dovrebbero anche esse essere escluse dall’interposizione fittizia.La tassazione finale resta quindi in capo all’amministratore delegato che amministra per conto della mandataria la mandante. Nessuna elusione del principio di cassa degli amministratori viene attuata in quanto i compensi, deductis impensis, sono tassati in capo alle persone fisiche per cassa allargata.  

Iper ammortamento leasing operativo: no per gli intermediari finanziari

L’iper ammortamento non si applica all’intermediario finanziario che risulti titolare – nella veste di locatore – di un contratto denominato come “locazione operativa” di beni materiali strumentali in relazione al processo produttivo dell’impresa locataria. E’ questo in pratica il chiarimento principale offerto dall’Agenzia delle Entrate il 28 gennaio 2020 con il principio di diritto 2 (allegato a questo articolo). In generale, i beneficiari dell’agevolazione sono i proprietari nel caso di acquisto in proprietà  i locatari finanziari nel caso di acquisto tramite leasing finanziario. Si ricorda che sono esclusi dal beneficio i beni utilizzati in base ad un contratto di locazione operativa o di noleggio. Per tali beni, la maggiorazione, al ricorrere dei requisiti previsti, potrà spettare all’impresa di noleggio o che effettua la locazione operativa, ma a condizione che il noleggio o la locazione operativa costituiscano oggetto dell’attività principale o tipica dell’impresa, vale a dire che il processo di produzione del servizio di noleggio o di locazione operativa costituisca, sia sul piano tecnico che organizzativo, l’attività o una delle attività abitualmente svolte dall’impresa. Tutti i soggetti potenziali destinatari dell’agevolazione (proprietario, locatario finanziario, impresa svolgente attività di noleggio o locazione operativa) sono accomunati dal fatto di essere, sia sul piano economico-patrimoniale e sia sul piano organizzativo, i soggetti che effettuano gli investimenti sopportandone in senso proprio i rischi e fruendo al contempo dei benefici derivanti dall’esercizio delle attività industriali o commerciali nei cui processi i nuovi beni strumentali sono inseriti. Conseguentemente, devono ritenersi esclusi dai potenziali destinatari dell’agevolazione i soggetti che, come gli intermediari finanziari, pongono in essere dei contratti pur denominati (impropriamente rispetto all’accezione rilevante ai fini delle agevolazioni in discorso) come contratti di “locazione operativa”, atteso che in tali schemi contrattuali la proprietà formale dei beni non si ricollega allo svolgimento di attività di noleggio o locazione operativa in senso proprio, ma alla sola funzione di garanzia a tutela del rischio di credito assunto dal locatore.  

Canone RAI over 75: pubblicati i modelli per esenzione e rimborso

La legge di bilancio 2020 (L. 160/2019) ha stabilizzato ad euro 8.000,00, a decorrere dal 2020, la soglia reddituale prevista ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone tv per i cittadini ultrasettantacinquenni. Con il Provvedimento  18439 dell’Agenzia delle Entrate di ieri 28 gennaio 2020 sono stati approvati con le novità: il modello, con le relative istruzioni, di dichiarazione sostitutiva da rendere ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone di abbonamento alla televisione per uso privato per i cittadini di età pari o superiore aisettantacinque anni. il modello, con le relative istruzioni, per la richiesta di rimborso del canone versato dai contribuenti in possesso dei requisiti di esenzione. I modelli sono disponibili sui siti internet dell’Agenzia delle entrate www.agenziaentrate.gov.it e della RAI www.canone.rai.it.  La dichiarazione sostitutiva di cui al punto 1 e la richiesta di rimborso di cui al punto 2 possono essere presentate, unitamente ad una copia di un valido documento di riconoscimento a mezzo del servizio postale in plico raccomandato, senza busta, al seguente indirizzo:  Agenzia delle entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino, Ufficio Canone TV – Casella Postale 22 – 10121, Torino. La dichiarazione sostitutiva/richiesta di rimborso si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale.  La ricevuta dell’avvenuta spedizione è conservata per l’ordinario termine di prescrizione decennale ed è esibita a richiesta dell’Agenzia delle entrate. mediante posta elettronica certificata, purché i documenti stessi siano firmati digitalmente dai richiedenti. La dichiarazione sostitutiva e la richiesta di rimborso, firmate digitalmente, sono inviate mediante messaggio di posta elettronica certificata all’indirizzo [email protected] presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate.

Start up : modelli di valutazione del merito di credito

Come noto, il Fondo di garanzia pubblica messo a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico, garantisce le Pmi e i professionisti considerati economicamente e finanziariamente sani sulla base dei criteri di valutazione stabiliti nei “modelli di rating”. Sono disponibili sul sito del Fondo i nuovi modelli per stabilire il merito creditizio delle imprese costituite o in attività da non più di tre anni.  Le imprese neocostituite sono ammissibili a presentare sul portale di rating le domande di accesso alla garanzia statale attraverso i seguenti modelli (disponibili in allegato sul sito del Fondo): modello per bilancio previsionale; modello di valutazione per start up; modello per start up con operazioni inferiori a euro 50.000; modello di valutazione imprese operanti su commessa o a progetto (disponibili in allegato sul sito del Fondo). Per maggiori approfondimenti si invita a consultare la sezione del portale di rating del Fondo di garanzia sui nuovi modelli da utilizzare per la valutazione delle imprese neocostituite per l’accesso al fondo Pmi. Si ricorda che il portale rating è destinato alle imprese, ai consulenti e a tutti gli operatori interessati al fondo di garanzia diversi da banche, confidi e intermediari abilitati alla presentazione delle richieste di ammissione al Fondo stesso. Attraverso il portale rating è possibile effettuare simulazioni per verificare l’ammissibilità di un’impresa sulla base del modello di rating oppure inserire i dati di uno o più bilanci di un’impresa che possono successivamente essere utilizzati da banche, confidi e intermediari durante la compilazione di una richiesta di ammissione al Fondo. Al portale si accede dalla home page del sito Internet www.fondidigaranzia.it collegandosi all’apposita pagina in cui è possibile richiedere l’accreditamento o effettuare il log-in se si è già accreditati.  Da ultimo si segnalano i casi in cui non si effettua la valutazione del merito di credito: le start up innovative e gli incubatori certificati iscritti nell’apposita sezione della Camera di commercio sono infatti ammissibili, a determinate condizioni, senza la valutazione del merito di credito. L’ammissibilità senza valutazione del merito di credito è inoltre prevista per alcune specifiche tipologie di operazioni finanziarie: operazioni di  microcredito;  operazioni finanziarie di importo ridotto; operazioni finanziarie a rischio tripartito; operazioni  misura “Resto al Sud”.  

Reverse charge: chiarimenti delle Entrate sull’inversione contabile

Continuano i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul reverse charge, tramite la Risposta all’interpello 11 del 24 gennaio 2020 allegata a questo articolo. Nel caso di specie, la società che ha presentato interpello è una società con sede legale in Polonia che ha chiesto l’identificazione diretta ai fini IVA  in Italia come soggetto non residente così da avere la possibilità sia di detrarre l’IVA sulle fatture emesse dai propri fornitori sia di versare la corrispondente Iva a debito. Il Contribuente ha chiesto indicazioni sulla corretta applicazione del reverse charge. In generale, la territorialità IVA dei servizi di intermediazione, diversi da quelli di agenzia immobiliare, è soggetta a regole diverse a seconda che i servizi siano resi a soggetti passivi d’imposta (B2B) oppure a privati consumatori (B2C). Nel primo caso la territorialità IVA dipende dal luogo in cui è stabilito il committente con la conseguenza che se la prestazione è resa a soggetti passivi IVA stabiliti nel territorio dello Stato, l’operazione si considera ivi effettuata. Pertanto, nel presupposto che l’intermediazione resa dalla società ai clienti italiani sia territorialmente rilevante in Italia, il debitore dell’imposta e le modalità di fatturazione sono disciplinati dall’articolo articolo 17 del Decreto IVA. Ne consegue che l’IVA relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia anziché dal prestatore o dal cedente “estero” è assolta dal cessionario o committente italiano  soggetto passivo IVA stabilito in Italia) mediante l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge). Ciò anche se il cedente o prestatore “estero” è identificato ai fini IVA in Italia, mediante l’identificazione diretta o la nomina di un rappresentante fiscale, che non fanno venire meno la qualifica di “non residente” del fornitore.  Il sistema dell’inversione contabile è attuato attraverso due modalità alternative a seconda che il fornitore estero sia un soggetto passivo IVA stabilito fuori dall’UE.  nell’UE. Nel primo caso (i.e. fornitore extra-UE), il committente/cessionario italiano emette un’autofattura, mentre quando il fornitore è stabilito in altro Stato dell’UE, il committente/cessionario italiano adempie gli obblighi di fatturazione e di registrazione integrando la fattura ricevuta con l’IVA “italiana”. Il documento termina ricordando che ci sono delle cessioni di beni e/o delle prestazioni di servizi che rientrano “oggettivamente” nel meccanismo dell’inversione contabile, per le quali quindi gli obblighi IVA sono sempre in capo al committente. Si tratta delle operazioni di cui all’articolo 74, settimo comma, del decreto IVA, che sembrerebbero essere quelle che la Società intenderà effettuare in Italia le cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori, di carta da macero, di stracci e di scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica, di bancali in legno (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo, intendendosi comprese anche quelle relative agli anzidetti beni che siano stati ripuliti, selezionati, tagliati, compattati, lingottati o sottoposti ad altri trattamenti atti a facilitarne l’utilizzazione, il trasporto e lo stoccaggio senza modificarne la natura. In questi casi l’imposta è adempiuta sempre dal cessionario/committente che, se non stabilito in Italia, deve ivi identificarsi o nominare un proprio rappresentante fiscale per assolvere gli obblighi previsti dalla legislazione nazionale. 
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