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Piattaforma Cessione Crediti: la guida dell’Agenzia su come utilizzarla

L’Agenzia delle Entrate ha diffuso il manuale operativo di accesso alla “Piattaforma cessione crediti” contenente i dettagli relativi alle modalità di accesso e utilizzo della piattaforma raggiungibile al seguente indirizzo:https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/agenzia/agenzia-comunica/prodotti-editoriali/guide-fiscali/agenzia-informaSCARICA QUI LA GUIDA PIATTAFORMA CESSIONE CREDITICome specificato nella introduzione alla guida stessa, recenti disposizioni normative hanno introdotto nel nostro sistema tributario delle alternative all’utilizzo diretto, da parte dei beneficiari, delle detrazioni fiscali.Ad esempio, per certe tipolgie di spese per interventi edilizi è stata prevista la possibilità di usufruire, in alternativa alla detrazione, di un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati. Per queste stesse spese e per quelle sostenute dai contribuenti in seguito alla diffusione della situazione emergenziale da Covid-19 v quali spese di sanificazione, per acquisto di dispositivi di protezione, di adeguamento dei luoghi di lavoro, è stata introdotta anche la possibilità di cedere ad altri soggetti il credito d’imposta spettante. Chi riceve il credito ha, a sua volta, facoltà di cederlo ulteriormente, oppure può utilizzarlo in compensazione nel modello F24. Per utilizzare questa possibilità è necessario che l’interessato lo comunichi all’Agenzia delle entrate, mediante l’invio telematico di un apposito modello nel quale esercitare l’opzione per lo sconto o la cessione. In merito alla cessione dei crediti l’Agenzia delle entrate ha messo a punto un’apposita procedura web, denominata “Piattaforma Cessione Crediti”, nella quale far confluire tutti i vari passaggi dei crediti d’imposta “cedibili” a terzi. Piattaforma cessione crediti, per quali crediti posso utilizzarla?Crediti già presenti in piattaformaLe informazioni su alcuni crediti cedibili sono già a disposizione dell’Agenzia e sono visibili nella piattaforma cessione crediti. Ad esempio parliamo dei crediti relativi: al bonus vacanze, di cui sono titolari le strutture ricettive, a seguito dell’applicazione dello sconto concesso al cliente (articolo 176 del decreto legge n. 34/2020) alle spese di sanificazione e per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, DPI (articolo 125 del decreto legge n. 34/2020), di cui sono titolari i soggetti che le hanno sostenutealle spese per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (articolo 120 del decreto legge n. 34/2020), di cui sono titolari i soggetti che le hanno sostenute. I titolari di tali crediti accedono alla piattaforma dall’area riservata del sito dell’Agenzia e possono visualizzare i propri crediti, per comunicarne l’eventuale cessione ad altri soggetti. Crediti non presenti nella piattaformaAltri crediti cedibili non sono noti all’Agenzia perché possono essere utilizzati dal titolare senza una preventiva comunicazione all’Agenzia stessa. Ad esempio parliamo dei crediti relativi: ai canoni dei contratti di locazione di botteghe e negozi (articolo 65 del decreto legge n. 18/2020) o degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (articolo 28 del decreto legge n. 34/2020), di cui sono titolari i locatari e gli affittuari alle detrazioni per Superbonus e altri interventi edilizi, di cui sono titolari i soggetti che hanno sostenuto le relative spese. Pertanto, i dati del credito e la relativa cessione devono essere preventivamente comunicati dal titolare attraverso le apposite procedure presenti nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia. In questo modo il credito viene caricato nella piattaforma a nome del cessionario. In particolare, i crediti dal contratti di locazione e da superbonus sono caricati nella piattaforma in seguito alla comunicazione:della cessione dei crediti relativi ai canoni dei contratti di locazione che determina il trasferimento del credito dal titolare ad altri soggetti cessionari (anche i proprietari degli immobili) delle opzioni relative alle detrazioni per Superbonus e altri interventi edilizi che determinano il trasferimento della detrazione dal titolare ai fornitori che hanno realizzato gli interventi (in caso di opzione per lo sconto) oppure ad altri soggetti cessionari (in caso di opzione per la cessione del credito). In tutti questi casi, i cessionari dei crediti e i fornitori che hanno realizzato gli interventi accedono alla piattaforma dall’area riservata del sito internet dell’Agenzia, per confermare l’esercizio dell’opzione e accettare il credito, al fine di utilizzarlo in compensazione tramite modello F24, oppure comunicarne l’eventuale ulteriore cessione ad altri soggetti, sempre tramite la piattaforma. E’ bene sottolineare come dice la guida che “le Comunicazioni effettuate tramite la piattaforma non possono essere annullate e le operazioni in essa eseguite non rappresentano, né sostituiscono, gli atti e le transazioni intervenuti tra le parti, che restano disciplinati dalle relative disposizioni civilistiche e fiscali. La presenza dei crediti sulla piattaforma non significa che i crediti stessi siano stati certificati dall’Agenzia come certi, liquidi ed esigibili. Ai sensi delle vigenti disposizioni, l’Agenzia si riserva di controllare in capo al titolare originario del credito o della detrazione l’esistenza dei relativi presupposti”Le funzionalità della piattaforma cessione creditiChi riceve il credito attraverso la piattaforma può:monitorare i crediticedere crediticonfermare di accettare la cessione tramite la funzione “Accettazione crediti”consultare l’elenco delle comunicazioni di cessione dei crediti in cui risulta come cedente o cessionario.Per approfondimenti SCARICA QUI LA GUIDA PIATTAFORMA CESSIONE CREDITI

Superbonus e Cooperative sociali: non si applica se esenti dalle imposte sui redditi

Se una Cooperativa sociale di produzione e lavoro corrisponde retribuzioni per un importo non inferiore al 50% dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie, è esente dalle imposte sui redditi, di conseguenza non potrà beneficiare del Superbonus, né potrà esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione, ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari con facoltà di successiva cessione.Se, invece, fruisce di una esenzione parziale dalle imposte sui redditi, in quanto l’ammontare delle retribuzioni corrisposte risulta essere inferiore al suddetto 50%, potrà usufruire dell’agevolazione Superbonus, e optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito corrispondente alla detrazione stessa.Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’istanza di Interpello del 15 aprile 2021 n. 253 (scarica qui il testo).Con riferimento ai soggetti ammessi al Superbonus, l’Agenzia ricorda che la circolare n.24/E del 2020 ha chiarito che, in linea generale, trattandosi di una detrazione dall’imposta lorda, il Superbonus non può essere utilizzato dai soggetti che possiedono esclusivamente redditi assoggettati a tassazione separata o ad imposta sostitutiva ovvero che non potrebbero fruire della corrispondente detrazione in quanto l’imposta lorda è assorbita dalle altre detrazioni o non è dovuta (come nel caso dei soggetti che rientrano nella cd. no tax area). Tali soggetti, tuttavia, possono optare, ai sensi del citato articolo 121 del decreto Rilancio, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, delle modalità alternative di utilizzo ivi previste.E’ stato, inoltre, chiarito che il Superbonus non spetta ai soggetti che non possiedono redditi imponibili i quali, peraltro, non possono esercitare neanche l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.Con riferimento al soggetto istante, viene precisato che il Superbonus si applica, tra l’altro, agli interventi effettuati:dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460,dalle organizzazioni di volontariato (OdV) iscritte nei registri di cui alla legge 11 agosto1991, n. 266, dalle associazioni di promozione sociale (APS) iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383. Di conseguenza, le cooperative iscritte nella “sezione cooperazione sociale” del registro prefettizio (legge 8 novembre 1991, n. 381), le c.d. ONLUS di diritto, rientrano, pertanto, tra i soggetti beneficiari del cd. Superbonus.Per detti soggetti (ONLUS, OdV e APS), non essendo prevista alcuna limitazione espressa, il beneficio spetta per tutti gli interventi agevolabili, indipendentemente dalla categoria catastale, fermo restando l’esclusione di cui al comma 15-bis dell’articolo 119 (unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 nonché alla categoria catastale A/9 per le unità immobiliari non aperte al pubblico). Non opera neanche la limitazione contenuta nel comma 10 del medesimo articolo 119, in merito alla possibilità di fruire del Superbonus limitatamente a due unità immobiliari, in quanto tale disposizione riguarda solo le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni (come chiarito dalla circolare 30/E del 2020). Per le ONLUS, le OdV e le APS il Superbonus spetta indipendentemente dalla circostanza che l’edificio sia o meno costituito in condominio e, pertanto, anche con riferimento ad interventi realizzati su edifici composti anche da più unità immobiliari di proprietà dei sopra richiamati soggetti.Con riferimento al caso di specie, l’articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, dispone che «I redditi conseguiti dalle società cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dall’imposta locale sui redditi se l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano la loroopera con carattere di continuità, comprese le somme di cui all’ultimo comma, non è inferiore al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie. Se l’ammontare delle retribuzioni è inferiore al cinquanta per cento ma non al venticinque per cento dell’ammontare complessivo degli altri costi l’imposta sul reddito delle persone giuridiche e l’imposta locale sui redditi sono ridotte alla metà».In conclusione, la cooperativa sociale di produzione e lavoro:non potrà beneficiare del Superbonus, nel caso in cui:corrisponda retribuzioni per un importo non inferiore al 50% dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie, rientrando tra le ipotesi di esenzione dalle imposte sui redditi di cui al citato articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973.potrà beneficare del Superbonus, nel caso in cui:corrisponda retribuzioni per un importo inferiore al 50% dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie, usufruendo così della esenzione parziale dalle imposte sui redditi, ai sensi del medesimo art. 11, D.P.R. n. 601/1973. Potrà accedere all’agevolazione, nel rispetto delle condizioni e degli adempimenti ivi previsti con la possibilità di optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione.

Spostamenti tra regioni arancioni e rosse dal 26 aprile: servono le certificazioni verdi

La bozza del testo del nuovo Decreto Covid con il piano delle riaperture delle attività economiche e degli spostamenti annunciate in conferenza stampa da Draghi la settimana scorsa, e discussa nella serata di ieri al Preconsiglio dei Ministri, prevede diverse novità.Leggi qui il calendario delle riapertureA partire dal 26 aprile sarà di nuovo possibile spostarsi tra regioni in zona bianca e zona gialla. Per gli spostamenti in entrata e inuscita tra le regioni arancioni e rosse serviranno invece le certificazioni verdi già annunciate da Draghi e simili al green pass europeo da cui verrano poi sostituite.Vediamo cosa sono a quando servono.Certificazioni verdi anti covid 19L’art 10 della bozza di decreto prevede l’introduzione delle seguenti certificazioni verdi comprovanti lo stato di:avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2o guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus SARS-CoV-2;Le certificazioni verdi Covid-19 sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni:avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo;avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute;effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2.Si prevede inoltre l’introduzione di una Piattaforma Nazionale DGC per l’emissione e validazione delle certificazioni verdi Covid-19: sistema informativo nazionale per il rilascio e la verifica e l’accettazione di certificazioni.Validità delle certificazioni verdi covid 19La certificazione verde Covid-19 di avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo (di cui al comma 2, lettera a), dell’art 10) ha una validità di sei mesi ed è rilasciata in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo, e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato. Contestualmente al rilascio, la predetta struttura sanitaria, anche per il tramite dei sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile detta certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.La certificazione verde Covid-19 di avvenuta guarigione da covid 19 (di cui al comma 2, lettera b)) ha una validità di sei mesi ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da COVID-19, ovvero, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, ed è resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato. La certificazione cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2. Le certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente alla data di entrata in vigore del decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione, salvo che il soggetto venga nuovamente identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2.La certificazione verde Covid-19 effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2. (di cui al comma 2, lettera c)) ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test di cui al comma 1, lettere c) e d), ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.Le certificazioni verdi Covid-19 rilasciate riportano almeno le indicazioni contenute nei modelli unici di cui alla tabella allegata al decreto.Si precisa che coloro che abbiano già completato il ciclo di vaccinazione alla data di entrata in vigore del decreto, laddove non abbiano ricevuto alcuna forma di certificazione al momento della somministrazione del vaccino, possono richiedere la medesima alla struttura che ha erogato il trattamento sanitario ovvero alla Regione o alla Provincia autonoma in cui ha sede la struttura stessa.Le certificazioni verdi rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute come equivalenti a quelle disciplinate dal decreto e pertanto valide. Le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro dell’Unione, sono riconosciute come equivalenti a quelle disciplinate dal decreto e pertanto valide.Attenzione va prestata al fatto che le certificazioni verdi saranno applicabili in ambito nazionale fino alla data di entrata in vigore degli atti delegati per l’attuazione delle disposizioni di cui al regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio su un quadro per:il rilascio,la verifical’accettazionedi certificazioni interoperabili relativi alla vaccinazione, ai test e alla guarigione per agevolare la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea durante la pandemia di COVID-19 che abiliteranno l’attivazione della Piattaforma Nazionale PN-DGC per l’emissione del DGC-Digital Green Certificate interoperabile a livello europeo.Sul green pass europeo si legga Green pass: certificato verde vaccinale per viaggiare in Europa dal 1 giugno

Bonus Covid regionale: esente solo per gli autonomi

Il bonus per l’emergenza COVID garantito da una Regione nel 2020 a lavoratori autonomi occasionali e  collaboratori coordinati sconta un diverso trattamento fiscale: esente per i primi, soggetto a ritenuta per i secondi. Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate nella Risposta a Interpello n. 273 del 20 aprile 2021.(allegato qui sotto)Nel caso specifico la Regione chiedeva il parere  su un proprio provvedimento in cui introduceva  una misura di sostegno di 1000 euro dedicata a lavoratori autonomi e parasubordinati per sostenerli   in un percorso di orientamento  e riqualificazione professionaleVeniva precisato che il contributo era diretto a lavoratori privi di partita IVA, residenti o domiciliati nella Regione  con contratto di collaborazione o di lavoro occasionale che non percepiscono l’indennità di disoccupazione NaSPI o il Reddito di Cittadinanza, titolari di un contratto attivo nel 2020 , di due diverse categorie:1) lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata: co.co.co e lavoratori a progetto; 2) lavoratori autonomi, anche non iscritti alla gestione separata perché esonerati, con contratto di lavoro occasionale o di cessione dei diritti d’autore, I requisiti non prevedevano  limiti di ISEE ma richiedevano di essere in possesso di una Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID)disponibili alla fruizione di almeno 10 ore di servizi a processo al lavoro e/o alla formazione.Erano esclusi gli iscritti ad una cassa di previdenza autonoma.Tenuto conto che  per un analogo bonus l’articolo 10-bis del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 , prevede la detassazione di contributi, di indennità e di ogni altra misura a favore di imprese e lavoratori autonomi relativi all’emergenza COVID-19, l’Istante chiedeva se possa essere detassata l’indennità regionale in oggetto nei confronti dell’intera platea dei percettori.Il parere dell’Agenzia delle entrate  è negativo, nel senso che consente la detassazione solo per una delle due categorie interessateNella disamina normativa l’Agenzia  ricorda le diverse categorie di reddito e spiega infatti che i «proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti». Tale disciplina generale può essere oggetto di deroga  come successo , ad esempio, nell’ambito delle misure adottate per contenere l’impatto economico negativo connesso all’emergenza COVID-19 sui lavoratori, sulle famiglie e sulle imprese, il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. decreto “Cura Italia”), per i liberi professionisti titolari di partita IVA e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa , iscritti alla Gestione separata .L’agenzia  osserva  che l’articolo 10-bis del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 (cd. “decreto Ristori”), ha previsto che «I contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza, da chiunque erogati e indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione, spettanti ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP. Sottolinea pero che  destinatari del regime fiscale di favore,  sono «i soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché i lavoratori autonomi».  Diversamente, per i lavoratori con contratto di collaborazione e per i lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata (quali collaboratori coordinati e continuativi/lavoratori a progetto), non può applicarsi il regime di esenzione  in quanto il rapporto di parasubordinazione genera reddito di lavoro autonomo solo nell’ipotesi in cui la collaborazione rientri «nell’oggetto dell’arte o professione di cui all’art. 53, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente. Quindi la Regione  per tali soggetti sarà tenuto ad operare la ritenuta a titolo di acconto Irpef.

BES e DSA: aliquota IVA al 5% per servizi resi in DAD ai bambini e ai loro genitori

Con Risposta a interpello n 274 del 20 aprile 2021 le Entrate chiariscono che spetta l’aliquota IVA ridotta al 5% per i servizi offerti in video e webinar a bambini con bisogni educativi speciali e alle loro famiglie.In particolare, le Entrate chiariscono che spetta l’IVA agevolata in quanto le prestazioni offerte dalla cooperative rientrano tra quelle previste dalla norma di riferimento (parte II-bis della Tabella A allegata al “Decreto IVA”) ossia si tratta di prestazioni educative rivolte alla infanzia e alla gioventù e peraltro trattandosi di bambini con DSA e BES erogate a distanza, l’IVA ridotta spetta anche se la prestazione è rivolta ai loro genitori al fine di favorire la didattica a distanza per i loro bambini.Una cooperativa sociale riferisce di gestire servizi socio-sanitari ed educativi ai sensi dell’articolo 1, lettera a), della legge 8 novembre 1991, n. 381. Nello specifico, si rivolge ai ragazzi in età scolare, prevalentemente bambini e ragazzi con:diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) e sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD),oltre che alle relative famiglie.A causa dell’emergenza COVID-19, dal 2020 una parte dell’attività svolta dall’Istante è passata dalla modalità in presenza a quella a distanza. Tale cambiamento ha reso necessario un maggior coinvolgimento dei genitori a supporto delle attività di sostegno rese ai figli e grazie alla direzione didattica del team di psicologi della Cooperativa, è stato attivato un percorso formativo di sostegno all’apprendimento destinato ai genitori e ai loro figli, che comprende:lezioni video-registrate sulle metodologie di apprendimento per i soggetti con DSA un servizio di tutoraggio sotto forma di webinar a domande e risposte. Bambini e ragazzi possono inoltre ricevere feedback costante sul lavoro fatto: attraverso i genitori, infatti, possono inviare gli elaborati (schemi, mappe mentali, diagrammi) e ricevere supporto.L’Istante chiede quindi: se alle prestazioni di cui si tratta è applicabile l’aliquota IVA del 5% di cui alla parte II-bis della Tabella A allegata al “Decreto IVA” sia quando rese direttamente ai minori, sia quando rivolte ai loro genitori; se è tenuto a trasmettere i relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria o ad emettere fattura elettronica nei confronti del proprio cliente. Riguardo al primo quesito l’agenzia specifica che la Tabella A, Parte II-bis, allegata al Decreto IVA, al n. 1) prevede l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata del 5% per “le prestazioni di cui ai numeri 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell’articolo 10, primo comma, rese in favore dei soggetti indicati nello stesso numero 27-ter) da cooperative sociali e loro consorzi” ossia, l’aliquota IVA ridotta si applica alle prestazioni: rese da “cooperative sociali e loro consorzi”; nei confronti “degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativoLa stessa aliquota ridotta è applicata in riferimento alle: “prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù, le prestazioni d’insegnamento scolastico o universitario e quelle per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale (…) nonché le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnati a titolo personale””prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili” Per quanto concerne le prestazioni socio-sanitarie, l’articolo 3-septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, definisce tali “tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale”, specificando che esse comprendono: “prestazioni sanitarie a rilevanza sociale (…)”; “prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, cioè tutte le attività del sistema sociale che hanno l’obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute”. La Direttiva del 27 dicembre 2012 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) stabilisce la necessità di elaborare un percorso didattico/educativo individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con bisogni educativi speciali (BES) nonché di utilizzare strumenti compensativi e forme di verifica e valutazione personalizzate. Nel caso di specie, la Cooperativa dichiara di svolgere “…una prestazione socio sanitaria, pensata in prevalenza per una categoria specifica che richiede un supporto non solo riabilitativo ma anche educativo (bambini e ragazzi con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento, con difficoltà scolastiche, o con sindrome da deficit di attenzione e iperattività)”. Da quanto descritto dall’istante secondo le Entrate è possibile desumere che si tratta di un’attività caratterizzata da una duplice funzione, educativa e socio-sanitaria, pertanto Ne consegue che la prestazione di servizi descritta resa a favore di minori con bisogni educativi speciali rientra nell’ambito applicativo dell’applicazione dell’IVA con aliquota del 5% Si ritiene, inoltre, che la stessa aliquota del 5% trovi applicazione per i servizi di sostegno all’apprendimento resi ai genitori dei minori affetti dagli anzidetti disturbi in quanto la modalità on line di svolgimento della prestazione resa dall’Istante, sostitutiva per il covid della modalità c.d. in presenza, richiede l’intervento dei genitori, attraverso i quali i minori possono ricevere feedback sul lavoro fatto e avere supporto. In merito al secondo quesito la Cooperativa non rientra nell’elenco dei soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria e non eroga, peraltro, servizi prettamente sanitari bensì, come sopra visto, prestazioni a carattere socio-sanitario ed educativo. Ne consegue, pertanto, che le prestazioni svolte andranno regolarmente documentate con l’emissione di fatture elettroniche tramite il sistema di interscambio, ed una copia (in formato elettronico o cartaceo) andrà messa a disposizione dei clienti consumatori finali, salvo loro rinuncia.

Brexit: alcuni degli effetti sulle imposte dirette

Dal 1º gennaio 2021 il Regno Unito è divenuto “Paese terzo” nei confronti dell’UE. Il 24 dicembre 2020 l’Unione Europea e il Regno Unito hanno stipulato un Accordo commerciale e di cooperazione (EU-UK Trade and Cooperation Agreement), che regola molte materie aventi ad oggetto gli scambi di beni, gli investimenti, le prestazioni di servizi e la mobilità delle persone, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 31.12.2020.Nei rapporti con il Regno Unito, il diritto dell’UE continua ad applicarsi, a norma dell’art. 127 dell’Accordo di recesso, solo fino al termine del periodo transitorio anche ai fini delle imposte sui redditi.Brexit e imposte diretteOneri deucibili e detraibili: con la Brexit viene meno la deducibilità dal reddito complessivo dei contributi a fondi pensione istituiti nel Regno Unito (art. 10, comma 1, lett. e-bis del TUIR). Viene meno la detrazione d’imposta per i canoni di locazione degli studenti di Università con sede nel Regno Unito (art. 15, comma 1, lett. i-sexies del TUIR)Dividendi e plusvalenze: nei rapporti con il Regno Unito viene meno la disposizione dell’art. 47-bis del TUIR, che per presunzione assoluta non considera mai privilegiati, ai fini della tassazione dei dividendi e delle plusvalenze, i regimi accordati da Stati dell’Unione Europea. Trasferimento sede all’estero: per effetto del recesso del Regno Unito non è più possibile optare per la rateizzazione dell’imposta in uscita (exit tax), di cui all’art. 166, comma 9 del TUIR, se il trasferimento della sede dell’impresa avviene verso il Regno Unito. Analoga preclusione è prevista per le operazioni assimilate al trasferimento diretto (es. incorporazione, da parte di società con sede nel Regno Unito, di società italiane) Base imponibile ai fini IVIE degli immobili detenuti nel Regno Unito: con l’uscita del Regno Unito dall’UE al posto del valore catastale, per gli immobili posseduti nel Regno Unito non si potrà più utilizare ai fini IVIE il valore come determinato ai fini della Council tax ma si rende applicabile:il criterio del costo di acquistoo il valore di mercatoRicordiamo che cosa è l’IVIE.L’imposta sul valore degli immobili esteri è dovuta dale persone fisiche residenti in Italia che possiedono immobili all’estero, a qualsiasi uso destinati., in particolare è dovuta dai:proprietari di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali per natura o per destinazione destinati ad attività d’impresa o di lavoro autonomotitolari dei diritti reali di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessiconcessionari, nel caso di concessione di aree demanialilocatari, per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria.Come chiarito anche in Telefisco 2021 dalle Entrate, non è più possibile applicare il criterio catastale criterio che permetteva un notevole risparmio Il quadro RW del 2020 sarà l’ultimo anno in cui si potrà applicare tale modalità di determinazione del valore. Infatti, a partire dal quadro RW 2022 (per l’anno 2021) sarà necessario utilizzare il costo storico, debitamente documentato e, in mancanza, il valore di mercato opportunamente periziato.In merito agli aspetti IVA scaturenti dalla brexi leggi: Brexit: aspetti IVA da non dimenticare
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