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Cappotto termico interno possibile il superbonus se trainato dal cappotto termico esterno

Con RIsposta a interpello n 408 del 24 settembre 2020 l’agenzia delle entrate chiarisce che per effettuare un intervento di efficientamento energetico sul cappotto termico interno ad un appartamento facente parte di un condominio, è necessario che sia possibile un intervento trainante autorizzato dal condominio e dagli enti competenti.In particolare, l’agenzia chiarisce che secondo quanto riportato nella Circolare n 24/E del 2020 il superbonus spetta nel caso di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali ed inclinata delimitanti il volume riscaldato che interessano l’involucro dell’edificio anche unifamiliare, o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente (con uno o più accessi autonomi esterni) con incidenza superiore al 25% della superficie dispendente lorda dell’edificio.In merito ai condomini è stato chiarito che ai fini della agevolazione l’edificio oggetto degli interventi deve essere costituito in condomino secondo la disciplina civilistica prevista. Il condominio si ricorda è una forma di comunione in cui coesiste la proprietà individuale dei singoli e una comproprietà sui beni comuni dell’immobile. Il condominio può svilupparsi tanto in senso verticale quanto orizzontale.Vi è da dire che il soggetto istante è appunto in condominio e risulta proprietario di una unità al suo interno. Per potervi effettuare lavori necessiterà di autorizzazioni che esulano dal parere dell’interpello.Ciò premesso l’agenzia risponde che l’istante potrà avere il superbonus del 110% per gli interventi autorizzati dal condominio per l’involucro esterno che riguarda la sua unità immobiliare a patto che tali interventi abbiano anch’essi una incidenza minima del 25% sul totale della superficie e garantendo un passaggio di almeno due classi energetiche. Per gli interventi interni l’agenzia chiarisce che sono considerati trainati e possibili solo a patto che vi siano anche quelli trainanti relativi alle parti comuni dell’edificio in condominio. Solo in questo caso ciascun condomino potrà anche effettuare sulla propria unità immobiliare interventi trainati con il superbonus.Nel caso che l’intervento trainante non venga effettuato per diniego degli organi competenti si determinerebbe l’impossibilità di effettuare anche quelli trainati interni sulla singola unità immobiliareL’Agenzia ricorda però che vi è un’altra agevolazione della quale l’istante potrebbe beneficiare ossia quella per interventi di efficientamento antisismico potendo optare grazie all’art 121 del Decreto Rilancio in luogo della detrazione per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino ad un importo massimo pari al corrispettivo stesso anticipato dal fornitore oppure scegliere per la cessione del credito di imposta corrispondente alle detrazioni spettanti.Brevemente si riepilogano i contenuti dell’interpello:l’istante ha dichiarato di essere proprietario di un appartamento facente parte di un immobile a 4 piani con due unità abitative per piano, e vorrebbe usufruire del superbonus 110% Egli riferisce che l’assemblea condominiale ha rifiutato l’esecuzione di lavori per l’efficientamento termico delle superfici opache dell’intero involucro esterno dell’edificio concedendo tuttavia al singolo proprietario la facoltà di realizzare l’intervento sulle sole superfici opache dell’involucro del perimetro ricadente nella loro pertinenza previa autorizzazione degli enti competenti.L’istante chiede se questo sia possibile e se nel caso di rifiuto degli enti competenti in merito alla realizzazione parziale del cappotto termico esterno se possa avvalersene per il cappotto termico interno del suo appartamento.L’agenzia ritiene che non possa effettuare gli interventi interni se non trainati da quelli esterni.

Consultazione e-fatture: adesione prorogata al 28 febbraio 2021

Ulteriore slittamento al 28 febbraio 2021, del termine per aderire al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche e dei loro duplicati informatici.Il nuovo termine è stato fissato dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 23 settembre 2020 n. 311557, che interviene sul punto 8-ter del provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018 (per maggiore facilità di lettura, in allegato il testo del Provvedimento del 30 aprile 2018 coordinato con le modifiche apportate dal recente provvedimento del 23.09.2020) “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici nel periodo transitorio”, sostituendo le parole “dal 1° luglio 2019 al 30 settembre 2020” con “dal 1° luglio 2019 al 28 febbraio 2021”.Inoltre, nell’ottica di efficientamento del processo di fatturazione elettronica e a seguito delle istanze degli operatori e delle associazioni di categoria, sempre con il recente provvedimento, viene prevista una nuova funzionalità per i soggetti che utilizzano un canale “web service” per lo scambio dati con il Sistema di Interscambio (SdI), ossia:la produzione di un report di quadratura delle fatture elettroniche e delle notifiche scambiate tra quest’ultimo e il soggetto, in qualità esso sia di ricevente, sia di trasmittente, eun servizio per il reinoltro delle fatture elettroniche e delle notifiche che non sono state recapitate al soggetto. La funzionalità di reinoltro riferita a file fatture che si trovano nello stato di “Impossibilità di recapito”, comporterà, al buon esito dell’operazione di reinoltro, l’impostazione automatica della data di consegna con la data di ritrasmissione, rilevante quindi ai fini fiscali.Com’è noto, l’Agenzia delle entrate memorizza e rende disponibili in consultazione agli operatori IVA, o agli intermediari dagli stessi delegati, le fatture elettroniche emesse e ricevuteai consumatori finali, le fatture elettroniche ricevute.In particolare con il provvedimento n. 524526 del 21 dicembre 2018, è stata prevista l’introduzione di una specifica funzionalità, da rendere disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, per consentire agli operatori IVA, o un intermediario appositamente delegato, ovvero al consumatore finale, di aderire espressamente al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici”.Si ricorda che per aderire al servizio di consultazione e acquisizione delle proprie fatture elettroniche:gli operatori Iva, devono effettuare l’adesione dal portale Fatture e corrispettivi, a partire dal giorno successivo all’adesione saranno consultabili tutte le e-fatture emesse e ricevute dal 1° gennaio 2019.i consumatori finali persone fisiche, possono sottoscrivere l’adesione al servizio nell’area riservata di Fisconline.Il decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020 (DL 124/2019) aveva previsto nuovi termini per la memorizzazione delle fatture elettroniche, disponendo un ampliamento dell’utilizzo delle informazioni contenute nelle suddette fatture da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.In particolare, l’articolo 14 prevede la memorizzazione, fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento ovvero fino alla definizione di eventuali giudizi, dei file xml delle fatture elettroniche e di tutti i dati in essi contenuti, compresi quelli di cui all’articolo 21, comma 2, lettera g), del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 (cioè natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione), per essere utilizzati dalla Guardia di Finanza, nell’assolvimento delle funzioni di polizia economica e finanziaria, e dall’Agenzia delle entrate e dalla Guardia di Finanza per le attività di analisi del rischio e di controllo a fini fiscali.Poiché sono ancora in corso le attività di implementazione tecnica e amministrativa per attuare le predette disposizioni normative, come da intese con il Garante per la protezione dei dati personali, con il presente provvedimento è disposta una ulteriore proroga fino al 28 febbraio 2021 del periodo per effettuare l’adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche e dei loro duplicati informatici.

Sconto in fattura parziale: come utilizzare il resto del superbonus

Il contributo del superbonus 110% sulle ristrutturazioni sotto forma di sconto in fattura è pari alla detrazione spettante, determinata tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato, e non può in ogni caso essere superiore al corrispettivo dovuto.Il fornitore può anche applicare uno sconto “parziale”. In questo caso, il contribuente potrà far valere in dichiarazione una detrazione pari al 110% della spesa rimasta a suo carico o, in alternativa, potrà optare per la cessione del credito rimanente ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.Con risposta a domanda di un contribuente l’agenzia delle entrate chiarisce l’ammontare massimo dello sconto in fattura e chiarisce appunto che tale sconto può essere praticato anche in modo parziale. La restante parte del bonus viene fruita dal contribuente in dichiarazione dei redditi.Anche la Circolare n 24 dell’8 agosto 2020 chiarisce che ai sensi dell’articolo 121 del Decreto Rilancio, i soggetti che sostengono,negli anni 2020 e 2021, spese per gli interventi possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante in sede di dichiarazione dei redditi relativa all’anno di riferimento delle spese, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati (cd. “sconto in fattura”). Il fornitore recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successive cessioni di tale credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. Per approfondimenti e casi pratici di calcolo dello sconto si legga lo specialeSconto in fattura superbonus 110: di cosa si tratta. Esempi pratici

Mappe catastali i servizi on line delle Entrate utilizzabili anche per scopi commerciali

Con comunicato stampa del 24 settembre l’Agenzia delle Entrate da il via libera all’utilizzo della cartografia catastale anche per scopi commerciali, purché ne sia citata la fonte, e stop al divieto di distribuzione del materiale eventualmente prodotto.Da oggi, operatori e cittadini possono consultare la cartografia catastale dell’Agenzia delle Entrate senza limiti, anche per realizzare nuovi servizi o applicazioni. Sarà possibile utilizzare le mappe catastali integrandole con altre informazioni e distribuire i materiali prodotti, anche a scopo commerciale, purché venga sempre citata la fonte. Per venire incontro alle esigenze degli operatori, l’Agenzia delle Entrate ha adottato la licenza d’uso CC-BY 4.0, che consente un più ampio utilizzo rispetto alla licenza precedentemente prevista infatti i dati potranno essere impiegati con maggiore facilità nei seguenti ambiti: fiscalità localegoverno del territorio e dell’urbanistica, valutazione degli immobili trasferimenti di diritti reali, gestione delle emergenze tutela e valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali.Sarà possibile farlo grazie a due servizi messi a disposizione dalla Entrate per la consultazione della cartografia catastale:il servizio standard internazionale Web Map Service (WMS), con il quale è possibile creare mappe dinamiche che integrano la cartografia catastale con qualsiasi altro dato geografico, il Geoportale Cartografico Catastale, che permette di ricercare una qualsiasi particella tramite il suo identificativo. I cittadini, le imprese, i professionisti e le pubbliche amministrazioni potranno navigare dinamicamente su 300 mila mappe catastali, nelle quali sono rappresentati oltre 85 milioni di particelle e 18 milioni di fabbricati. La novità è che dal 24 settembre gli utenti potranno riutilizzare i servizi anche per scopi commerciali e integrarli con altre informazioni nelle proprie applicazioni, purché ne sia citata la fonte. Le informazioni acquisibili tramite WMS e Geoportale vengono aggiornate in tempo reale con gli atti tecnici trasmessi telematicamente dai liberi professionisti e ogni giorno vengono registrati negli archivi catastali circa 1.500 atti geometrici di aggiornamento che movimentano circa 3.000 particelle catastali, i cui dati sono liberamente consultabili attraverso i servizi online, a distanza di poche ore dall’avvenuto aggiornamento. Nella massima trasparenza i grafici sull’utilizzo dei servizi sono disponibili nella sezione “Dati e statistiche” del Geoportale Cartografico Catastale. A quasi tre anni dall’avvio, i servizi online di consultazione sono utilizzati da un crescente numero di utenti, che si aggira oggi intorno a 10 mila utenti giornalieri.

Richiesta rimborso IVA versata in altro Stato UE

Per richiedere il rimborso dell’IVA allo Stato comunitario in cui è stata versata, il contribuente italiano deve presentare apposita istanza telematica tramite il portale dell’Agenzia delle EntrateScade a fine settembre il termine entro il quale i soggetti passivi IVA possono presentare la domanda per ottenere il rimborso dell’imposta pagata in un altro Stato membro UE. Si pensi, ad esempio, ai servizi in deroga di cui all’articolo 7-quater del D.P.R. 633/1972 (ad es. hotel, ristorante, noleggio a breve termine in altro Stato comunitario): tali servizi sono soggetti all’imposta nel paese in cui il servizio viene reso.La procedura per ottenere il rimborsoLe istanze di rimborso devono essere presentate esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline a seconda del canale cui si è abilitati). Il termine previsto per la presentazione è il 30 settembre dell’anno solare successivo a quello per il quale si chiede il rimborso. Pertanto, il 30 settembre 2020 rappresenta il termine ultimo per presentare le domande riferite al 2019.Ogni Stato membro richiede determinate informazioni per concedere il rimborso; tali dati vanno forniti in occasione della presentazione della domanda di rimborso e possono variare a seconda del Paese destinatario della domanda (si rimanda alle tabelle riassunte riportate nell’apposita ”tabella contenente le preferenze espresse dal singolo Stato comunitario”).Nella domanda di rimborso il contribuente deve inoltre riportare la descrizione dei beni nel rispetto della seguente tabella di raccordo pubblicata sul sito dell’Agenzia delle entrate.ControlliL’Agenzia delle Entrate, una volta ricevuta la domanda, effettua alcuni controlli preliminari prima di inoltrarla allo Stato UE che dovrà eseguire il rimborso. Nell’ambito di tale attività preliminare l’Agenzia provvede a verificare che nel periodo considerato il richiedente:abbia effettuato attività rilevanti ai fini IVA,non abbia effettuato esclusivamente operazioni che non conferiscono il diritto alla detrazione dell’imposta,non si sia avvalso del regime forfetario o del regime speciale per i produttori agricoli,abbia presentato una richiesta di rimborso corretta, in base ai controlli previsti dall’allegato B del provvedimento attuativo del 1°aprile 2010 (si pensi, ad esempio, al controllo sull’importo minimo, sul corretto utilizzo dei codici per la descrizione dell’attività e dei beni, ecc.).In caso di riscontro di una delle suddette anomalie viene notificato al contribuente, entro quindici giorni dalla presentazione dell’istanza, un provvedimento di rigetto, ricorribile secondo quanto disposto in materia di contenzioso tributario.

Bonus facciate e bonus 110% preclusi ai Comuni

Con Risposta a Interpello n 397 del 23 settembre 2020 l’agenzia delle entrate chiarisce che ai Comuni non spetta il bonus facciate in quanto l’agevolazione è una detrazione dalla imposta lorda e i comuni sono esenti dal pagamento IRES ai sensi dell’art 74 del TUIR.I comuni non possono neppure esercitare l’opzione prevista dall’art 121 del DL 34/2020 che consente al posto della utilizzazione della detrazione di ottenere un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo anticipato dai fornitori e poi recuperabile da questi ultimi.Il comune istante è proprietario di un edificio adibito a sede istituzionale e a uffici.L’ente pubblico vuole realizzare interventi di recupero della facciata esterna dell’edificio per i quali è previsto il cosiddetto bonus facciate che prevede una detrazione nella misura del 90% delle spese sostenute.Il Comune chiede se l’agevolazione si applichi:a tutte le tipologie di edifici, compresi gli edifici destinati ad attività istituzionali dell’ente pubblico;a tutte le tipologie di contribuenti, anche se non soggetti all’imposta sul reddito, ivi compresi gli enti pubblici territoriali esenti dal pagamento dell’IRES, (ex art 74 DPR 917 del 1986)se gli enti pubblici territoriali, esenti dal pagamento dell’IRES, possano beneficiare, come previsto dall’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, della trasformazione della detrazione di imposta prevista per il bonus facciate in credito di imposta, compensabile mediante il modello F24 per il pagamento di tributi vari e di contributi previdenziali, oppure cedibile a terziIl comune ritiene di poter beneficiare della trasformazione della detrazione di imposta in credito di imposta utilizzabile in compensazione con F24.L’agenzia delle entrate rigetta la soluzione interpretativa dell’ente al quale è precluso tanto l’utilizzo del bonus in quanto soggetto sprovvisto di base imponibile IRES  quanto la possibilità di esercitare l’opzione prevista dall’articolo 121 del Dl n. 34/2020, non possono cioè scegliere al posto dell’utilizzo diretto della detrazione di ottenere un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta o di cedere un credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti.
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