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Equo compenso nel DDL del collegato fiscale 2018:il CNDCEC favorevole

Nel DDL di conversione del decreto fiscale collegato alla Legge di Stabilità 2018 è previsto l’equo compenso per i rapporti di lavoro autonomo. Con un comunicato il CNDCEC ha espresso la sua soddisfazione per questo obiettivo raggiunto. Di seguito il testo del comunicato stampa del 15 novembre 2017: “Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, da sempre in prima linea nella battaglia per l’introduzione dell’equo compenso, non può che rallegrarsi per la sua estensione a tutti i rapporti di lavoro autonomo votata dalla Commissione Bilancio del Senato, attraverso una riformulazione dell’emendamento al decreto fiscale che lo prevedeva inizialmente per i soli avvocati”. È quanto afferma il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani, il quale aggiunge che “la norma costituisce un ineludibile corollario di quella sul divieto di abuso di dipendenza economica previsto nel Jobs act degli autonomi e rafforza le tutele a garanzia dei colleghi, soprattutto di quelli contrattualmente più deboli”. Altrettanto positivamente va valutata, secondo Miani “la previsione in virtù della quale viene attribuito alla pubblica amministrazione il ruolo di “garante” dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti a tutela dei principi di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle proprie attività”. Miani sottolinea come il risultato positivo raggiunto sull’equo compenso sia “figlio di un rinnovato interesse della politica, manifestatosi in questi ultimi mesi, per le istanze delle professioni, in particolar modo da parte del Governo e dei Ministeri che su di esse vigilano”. Il presidente del Consiglio nazionale esprime invece il suo “disappunto” per lo stop decretato dalla stessa Commissione Bilancio del Senato all’introduzione delle specializzazioni per i commercialisti. “Purtroppo – spiega Miani – non si è colta in pieno la portata storica di questo passaggio. I commercialisti hanno competenze in molti e diversificati ambiti, tutte messe quotidianamente al servizio del sistema economico e del tessuto imprenditoriale del Paese. L’introduzione delle specializzazioni rappresenterebbe la migliore garanzia per una ulteriore crescita della professionalità e delle conoscenze settoriali offerte dalla categoria. Si tratta dunque di un provvedimento con evidenti potenziali effetti positivi per il sistema, non di una scelta figlia di una logica meramente categoriale. Per questi motivi – conclude Miani – confidiamo che ci sia ancora la volontà politica per recuperare nei prossimi, imminenti passaggi parlamentari l’emendamento al Decreto fiscale bocciato ieri. Ciò anche in considerazione del fatto che nella nostra assemblea generale dello scorso giugno i 1500 quadri dirigenti della categoria e gli esponenti politici intervenuti, tra cui i leader di alcuni dei maggiori partiti nazionali, avevano pubblicamente condiviso il progetto delle specializzazioni”.

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